Banche, Morelli (Segr. Fabi): “Siamo molto preoccupati per i famosi 25mila euro per le imprese”

576

Agenpress. Mauro Morelli, segretario nazionale Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) è stato ospite del programma “L’imprenditore e gli altri” condotto da Stefano Bandecchi, fondatore dell’Università Niccolò Cusano, su Radio Cusano Tv Italia (canale 264 dtt).

Sul decreto liquidità. “Siamo molto preoccupati per i famosi 25mila euro per le imprese -ha affermato Morelli-. Abbiamo il timore che alcune banche non siano pronte da un punto di vista burocratico e gestionale. Questo modello deve essere mandato al Medio credito centrale che deve poi dare la garanzia. La banca riceve il modello e guarda se è compilato decentemente. Poi c’è il controllo del fatturato, del bilancio. Poi bisogna fare l’antiriclaggio e l’antimafia. Il problema di questa nazione è la burocrazia, che c’è anche in banca. Non vorrei che eventuali inefficienze del banchiere dovessero ricadere ancora una volta sul bancario, noi denunceremo se ci saranno banche che non saranno in grado di erogare i finanziamenti nei tempi previsti. 

Sul piano industriale Unicredit. “E’ un piano industriale che ha un po’ risentito del momento particolare -ha affermato Morelli-. La trattativa è stata fatta interamente in video call. Però è un piano industriale che dà un segnale molto forte al settore creditizio e anche alla nazione. Abbiamo preteso che Unicredit mantenesse la sua governance in Italia, abbiamo ottenuto una riduzione degli esuberi che Unicredit voleva tagliare, abbiamo 3500 nuove assunzioni che di questi tempi sono un risultato più che incoraggiante”. 

Sul Covid considerato infortunio sul lavoro. “E’ una legge assurda. Credo che ci sia un’apertura di conflittualità che non riuscirà più a gestire nessuno. Il lavoratore dovrà dimostrare che ha preso la malattia sul posto di lavoro, cosa impossibile a meno che non ci sia una pandemia in un luogo di lavoro. Probabilmente non ci si rende conto che questo può essere un mezzo per cui un imprenditore non si metta più in gioco in questa nazione”.