Bonafede. Su Di Matteo nessun condizionamento. Boss usciti per norme passate

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Agenpress –  Sulla riforma del processo penale e del Csm il “confronto nella maggioranza sarà costante approfondito e improntato a leale collaborazione”. Lo ha assicurato il ministro Alfonso Bonafede al Senato durante la discussione per la sfiducia. “Le misure concrete adottate durante l’emergenza sono il frutto del lavoro di squadra di tutto il governo che ha deciso di considerare la giustizia una vera priorità”.

“Tante volte all’interno della maggioranza ci siamo interrogati e anche divisi in ordine, per esempio, all’impatto conseguente alla riforma della prescrizione. Su questo punto, così come su tutto l’andamento dei tempi del processo sarà importante una Commissione ministeriale di approfondimento e monitoraggio dei tempi che permetta di valutare l’efficacia della riforma del nuovo processo penale e civile”, ha aggiunto, sottolineando che “di fronte a differenze culturali e politiche che esistono e vanno rispettate, la grande sfida da raccogliere consiste nella possibilità concreta di trovare una sintesi nella maggioranza in nome e nella consapevolezza del fine ultimo della giustizia, vale a dire la tutela, la protezione e il rispetto dei diritti di tutti i cittadini che sono uguali davanti alla legge”.

“La garanzia del diritto alla difesa e la ragionevole durata del processo sono due valori imprescindibili che vanno di pari passo e che rappresentano l’obiettivo principale delle riforme del processo civile e del processo penale”.

I giudici che hanno scarcerato i detenuti in questi ultimi mesi lo hanno fatto in base a leggi “in vigore da 50 anni e che nessuno aveva mai cambiato. Non è uno scaricabarile nei confronti della magistratura – ha aggiunto il Guardasigilli – è il contrario: riconosco ai giudici di sorveglianza di aver svolto un lavoro importante in un momento difficilissimo in cui la pandemia messo a dura prova l’infrastruttura del Paese e a maggior ragione una amministrazione come quella penitenziaria”.

“E’ totalmente falsa l’immagine di un governo che avrebbe spalancato le porte delle carceri addirittura per i detenuti più pericolosi”.

“Non ho mai fatto scaricabarile nei confronti della magistratura. E’ proprio il contrario: riconosco ai giudici di sorveglianza di aver svolto un lavoro importante in un momento difficilissimo in cui la pandemia nonostante tutte le cautele adottate, ha messo a dura prova l’intera infrastruttura generale del Paese e a maggior ragione una amministrazione come quella penitenziaria”.

 “L’obiettivo è stato subito chiaro: la tutela della salute non solo di coloro che lavorano e vivono all’interno delle carceri, ma anche della collettività tutta , nell’evitare che eventuali focolai potessero aggravare le difficoltà del sistema sanitario in quel momento già drammaticamente sovraccarico”, ha detto  difendendo i decreti sulle carceri in relazione all’emergenza Coronavirus. Il ministro ha detto che le misure hanno funzionato, visto che i positivi sono 102 tra i detenuti e 150 gli agenti.

La vicenda che riguarda Nino Di Matteo “è stata ormai a dir poco sviscerata in ogni sua parte”. E “sono stati ampiamente sgomberati tutti gli pseudo-dubbi”, ha aggiunto  ribadendo che la scelta del capo del Dap fu discrezionale.

“Nella mozione vengono rivolte contestazioni ardite e infondate, secondo le quali la nomina del dottor Tartaglia sarebbe illegittima. Il relativo atto di nomina, formalizzato con Dpcm 30 aprile 2020, risulta perfettamente conforme alla normativa vigente come confermato dall’esito assolutamente positivo del controllo effettuato sia dal Csm che dalla Corte dei Conti”.

Sulla scelta del capo del Dap che portò il ministro della Giustizia a scegliere Francesco Basentini invece di Nino Di Matteo non ci fu “nessun condizionamento. Non sono più disposto a tollerare alcuna allusione o ridicola illazione”.