Palamara. Sbagliate le parole contro Salvini. Nino di Matteo “fermato” dalle correnti

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Agenpress – “Non c’era nessuna volontà di offendere Salvini” e comunque quella frase “va circostanziata” mentre “si vuole sintetizzare in maniera frettolosa un ragionamento. Quella è una frase decontestualizzata” mentre da altre chat ne emergono di segno opposto. Lo ha detto Luca Palamara, ospite di ‘Non è l’Arena’ su La7, riguardo alle intercettazioni, aggiungendo che “nella magistratura associata” il tema dell’immigrazione è sensibile.

“Su Salvini ho usato un’espressione impropria, non volevo offenderlo. Ma quella frase non rispecchia fedelmente il pensiero, è decontestualizzata, volevamo tutelare il pm che indagava”. E ancora, aggiunge: “Non sono io il male assoluto. Potrebbe far comodo a qualcuno pensarlo. Sono un uomo delle istituzioni e ho la toga nel cuore”. Dunque, Palamara tra le righe avanza una sorta di ipotesi del complotto, sottolineando che “chi ha attuato il distanziamento da me si è salvato”.

Quanto all’innesto di un trojan nel suo telefono portatile, ha osservato: “Ho anticipato il Coronavirus: chi ha attuato il distanziamento sociale con me si è salvato”.
“Sono qui perché ho il dovere di chiarire. Mi sento e sono uomo delle istituzioni, amo la magistratura, porto la toga nel cuore”.
Palamara nega di avere fermato la corsa di Nino Di Mateo a super-procuratore antimafia: “Il sistema di correnti si accordò su nomi diversi e il plenum ratificò, una sorta di manuale Cencelli”. Il magistrato aggiunge che “Il sistema premia chi appartiene alle correnti e negare che le correnti rappresentino una scorciatoia significa negare la realtà”, ammette.
Non ho inventato io il sistema delle correnti . Identificare me come il male assoluto è un’operazione che fa comodo a qualcuno. Il mio ruolo era quello di mediare all’interno delle correnti”, sottolinea. Ma non è finita, perché poi Palamara è ancor più esplicito. “Oggi le bugie non le posso più dire. Il sistema delle correnti penalizza chi non appartiene a nessuna di queste. Sono una scorciatoia, non lo si può negare”. Capito come funziona la magistratura in Italia?
 Palamara nega con forza di essere un “nemico” di Nino Di Matteo, se sfumò la sua nomina alla Direzione nazionale antimafia fu solo per il solito gioco delle correnti: “La nomina fu ratificata dal plenum, non fu una decisione di Luca Palamara contro Nino Di Matteo. Il sistema delle correnti in quell’occasione prevedeva una sorta di Cencelli, chiamiamolo col nome vero”. Questo, ammette, è sicuramente un lato negativo del correntismo”.
E, ancora ricorrendo alla terza persona, “Palamara fa parte di un organo collegiale composto da 27 persone, compreso il presidente della Repubblica. Immaginare che solo Luca Palamara possa far convergere verso una certa operazione è una falsa rappresentazione della realtà”.