Tassone: “Paolo Cirino Pomicino cercava il confronto con tutti. Infondeva coraggio. Un ragionatore”

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AgenPress. Con Paolo Cirino Pomicino avevamo iniziato l’esperienza parlamentare nel 1976, settima legislatura. Fu uno dei colleghi con cui si stabilì un rapporto di amicizia sincera. Mi colpì subito la Sua iperattività. Un fare, un comunicare senza sosta.

Fu il primo ad organizzare all’Hotel Nazionale, più incontri soprattutto con i nuovi colleghi. Erano iniziative importanti per chi con difficoltà iniziava in solitudine una esperienza complessa, non facile. Noi “matricole” o peones, come eravamo chiamati, dopo la euforia iniziale delle elezione, avvertivamo frustrazione e disagio.

I sogni coltivati svanivano. Fra tanti “mostri sacri” della politica ti sentivi inadeguato, un estraneo catapultato in un territorio sconosciuto. Chi era carico di esperienze e con ruoli importanti non dedicava tempo ai nuovi arrivati.  Anche la risposta a un saluto era una conquista.

Prendere la parola in Aula era arduo. Chi immaginava che ci potessero essere degli incoraggiamenti in tal senso rimaneva deluso. Paolo, pur essendo alla prima legislatura, si muoveva con sicurezza. Cercava il confronto con tutti. Si muoveva nel Transatlantico con disinvoltura come se ci fosse stato da tempo. Fece conoscenza con quasi tutti i colleghi con il suo fare cordiale che riscuoteva fiducia e simpatia.

I Suoi ragionamenti erano considerati. Fu riferimento per tanti e soprattutto per noi neofiti: uno stimolo a superare incertezze. Ci incoraggiava a superare timidezze per vivere il mandato ricevuto con forza senza nessun complesso. Eravamo insieme e pari agli altri, parte della più importante Istituzione di rappresentanza democratica del Paese.

La nostra legittimazione nasceva dalla volontà popolare. Paolo infondeva coraggio. Un ragionatore.  Andreotti, il suo riferimento politico, lo ascoltava con interesse.  Era la stagione dove c’erano i partiti e la politica. I valori e gli ideali era vissuti senza infingimenti e con passione. Paolo fu un democristiano convinto e visse il declino della D.C. con dolore.

Da Ministro e da presidente della Commissione Bilancio fu capace. A volte le Sue scelte furono criticate. Quando si opera con energia le contestazioni non mancano. E’ il bello della democrazia, oggi in crisi. Quando si hanno idee e progetti si può anche sbagliare, ma si è vivi.

C’è oggi rimpianto per la stagione di Paolo e di tanti. C’era una classe dirigente. Non sono scomparsi gli echi positivi di allora che ancora risuonano in un presente grigio e incolore. Il dolore per la morte di “u ministru” è tanto.

Si avverte la mancanza di un mondo dove lavorare per lo sviluppo era la ragione di un servizio alto per la comunità. La speranza non si è definitivamente dileguata.

Se c’è tanto cordoglio per la morte di Paolo, esponente importante di un epoca lontana di cui si ha nostalgia, significa che un patrimonio di umanità e energie non è disperso ma può frenare il declino di un oggi senza senso e senza prospettive.

 

 

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