Tassone: “La legge di riforma elettorale di oggi rappresenta la fase avanzata o forse conclusiva del mutamento genetico della nostra Repubblica”

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AgenPress. E’ sconvolgente per la superficialità, l’approssimazione, la disinvoltura, la  genericità e la supponenza con cui si è affrontata dai “mostri ” della cultura nostrana la problematica della riforma elettorale. Degli antichi templi della democrazia rimangono gli addobbi, testimoni di una era scomparsa.

Ci saremmo attesi da tanti opinionisti che occupano le scene valutazioni sulla base degli eventi e non di un oggi opportunisticamente interpretato.

Residuale e timida è la condivisione con chi è contrario a una legge con molti vizi di incostituzionalità, lontana dai principi fondanti la Repubblica. La legge approvata è un premierato di fatto, un maggioritario esondante, la sottrazione ai cittadini della scelta dei propri rappresentanti, peggiorata con la introduzione di false preferenze: una truffa!

Il voto su base regionale per il Senato viene disconosciuto così come la eguaglianza. C’è una varietà di specie fra i candidati: quelli dei listini bloccati per la coalizione che supera la soglia del 42 per cento del voti e dei capi lista non soggetti a preferenze.

A proposito i listini previsti nelle regioni come premio di maggioranza per le coalizioni vincenti furono eliminati per assicurare un corretto rapporto fra eletti ed elettori, evitando di sottrarre spazi alle libere scelte degli elettori. Furono d’accordo quasi tutti.

La legge di riforma elettorale di oggi rappresenta la fase avanzata o forse conclusiva del mutamento genetico della nostra Repubblica, che da parlamentare diventa non si sa cosa.

Infatti non è presidenziale perché il presidenzialismo prevede il bilanciamento del Parlamento,  mentre oggi il Parlamento è un monumento lasciato incostudito all’usura di azioni devastanti, mentre l’equilibrio dei poteri è superato da un esecutivo forte prevalente sul legislativo. Si prefigura una Repubblica in cui attraverso una legge ordinaria il capo del governo è la guida assoluta.

Nel passato queste figure  furono chiamate con appellativi diversi ad esempio in Spagna e nel nostro Paese. Il Presidente della Repubblica di fatto vede affievolirsi il potere di scegliere il presidente del Consiglio, allorché la nuova normativa impone nella liste presentate la indicazione del nome del presidente del consiglio.

Una voragine che travolge il ruolo del presidente della repubblica eletto dal Parlamento italiano e dai delegati delle regioni e un presidente del consiglio indicato dal corpo elettorale. La situazione di oggi viene da lontano. Un movimento eversivo si materializzò con la prima legge elettorale del 1994.

Si avviò il processo di svuotamento dei partiti, della politica con la nomina dei parlamentari con un sistema misto maggioritario e proporzionale. I principi su cui si reggeva la nostra Repubblica incominciavano ad essere rimossi.

Le riforme successive furono le filiazioni di quella approvata nel 1993, una specie di stato di avanzamento nei lavori di rimozione della Costituzione. Responsabili in tutto questo tutte le formazioni politiche, anche molte di quelle che strappano le vesti, preferibilmente degli altri e non le loro.

Iniziò la sinistra allocata in più formazioni politiche mentre la conclusione per eterogenesi dei fini se la intesta la destra. Mani puliti, procuratori d’assalto, massoneria deviata, una sinistra dura e pura variamente annidata usarono i mezzi efficaci per abbattere fortilizi di libertà e democrazia eretti con immensi sacrifici. Dopo la seconda repubblica siamo alla terza?

Lo afferma in un moto di sincerità la capo segreteria politica di Fratelli d’Italia e sorella della presidente del consiglio, Arianna Meloni.  Si scandalizzano in tanti e fanno osservare che una terza Repubblica nasce dalla modifica della Costituzione.

Sono gli stessi che hanno inculcato ai più che eravamo alla seconda repubblica, quando non vi era stata una modifica costituzionale ma solo leggi ordinarie in materia elettorale come oggi.  L’unica modifica costituzionale fu quella del 2001 della sinistra in accordo con la Lega.

A De Gaulle il referendum gli consentì il passaggio dalla quarta alla quinta repubblica. La Meloni può farne a meno. C’è molta discussione ma nessuno ha avuto il coraggio di dire che gli approdi di oggi sono il seguito di un disegno eversivo. Un colpo di stato diluito nel tempo? Lo si può’ chiamare come si vuole.

Oggi una legge ordinaria affonda la Costituzione che si continua a celebrare in una cornice che trasuda delirio del potere irrefrenabile e incontrastato.  Il futuro?

Dipende dai tanti che pur dicendosi di essere legati con il cuore alle esperienze democristiane, socialiste e riformiste sono disimpegnati e molti hanno trovato ospitalità nei movimenti governativi di oggi e di ieri. Manca il centro, il richiamo a ideali sopiti che ci fa costruttori. C’è questa volontà o si continua a subire il sequestro dei nostri pensieri e della nostre libertà?

Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).

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