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Bari. Arrestati per corruzione Gip e avvocato penalista. Soldi per scarcerare mafiosi

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AgenPress –  Il gip del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, e l’avvocato penalista barese Giancarlo Chiariello, sono stati arrestati e condotti in carcere su disposizione del gip di Lecce che ha accolto le richieste cautelari della Dda. Entrambi sono accusati di aver stretto un accordo corruttivo in base al quale il giudice avrebbe emesso provvedimenti di scarcerazione in favore degli assistiti dell’avvocato Chiariello. De Benedictis nei giorni scorsi ha presentato richiesta di dimissioni dalla magistratura.  “Mi sono dimesso per evitare il carcere, però la misura la devo fare, sono a casa ad aspettare se mi fanno i domiciliari, speriamo che mi fanno i domiciliari. Mi sono dimesso, vediamo quando mi devono prendere, comunque considerando che per questo reato il minimo sono 6 anni, 4 anni me li devo prendere sicuro”. E’ lo stralcio di una conversazione intercettata il 12 aprile 2021 tra il giudice di Bari Giuseppe De Benedictis e un amico. Nella telefonata il giudice fa riferimento alla perquisizione subita il 9 aprile. “Venerdì Chiariello mi dette una cosa da studiare e mi dette qualche soldo – racconta il giudice all’amico – , come scesi dallo studio stavano i carabinieri, perquisito perquisizione, corruzione. Che vergogna quando uscirà su tutti i giornali”.

Dalle indagini  emerge un “gravissimo quadro indiziario” che ha “portato alla luce un deprimente quanto collaudato sistema di svendita delle pubbliche funzioni, un costante mercimonio della giurisdizione, piegata ed asservita a scopi illeciti per un arco temporale che va ben oltre quello dell’indagine”. Lo scrive il gip di Lecce, Giulia Pronto, nel provvedimento di arresto notificato al giudice, all’avvocato e al pregiudicato foggiano Danilo Pietro Della Malva.

De Benedictis e Chiarello sono accusati di aver stretto da tempo un accordo corruttivo in base al quale, in cambio di denaro, consegnato presso l’abitazione e lo studio del legale, o anche all’ingresso di un bar vicino al nuovo Palazzo di Giustizia di Bari, il giudice emetteva provvedimenti “de libertate” favorevoli agli assistiti dell’avvocato Chiariello, tra i quali un indagato arrestato oggi. I beneficiari dei provvedimenti del gip, sono in gran parte appartenenti a famiglie mafiose o legate alla criminalità organizzata barese, foggiana e garganica.

I detenuti – secondo l’accusa – potendo contare sull’accordo corruttivo tra il giudice e l’avvocato (circostanza peraltro nota da tempo nell’ambiente criminale per come riferito dai collaboratori di giustizia), in cambio del pagamento di tangenti, riuscivano ad ottenere provvedimenti di concessione di arresti domiciliari o remissione in libertà, pur essendo sottoposti a misura cautelare in carcere per reati anche associativi. Questo consentiva – secondo la Procura di Lecce – ai detenuti di rientrare nel circuito criminale, con indubbio vantaggio proprio, del difensore e delle stesse organizzazioni criminali.

De Benedictis, il 9 aprile scorso, è stato perquisito nel suo ufficio a Palazzo di Giustizia di Bari ed è stato trovato in possesso – secondo la Dda di Lecce – di una tangente di circa 6.000 euro ricevuta poco prima dall’avvocato Giancarlo Chiariello. Il giudice, subito dopo, ha presentato al Csm richiesta di dimissioni dalla magistratura perché provava “vergogna”. Oggi De Benedictis e Chiariello sono stati arrestati e portati in carcere.

Nella casa del figlio di Chiarello, il penalista Alberto, sono stati trovati tre zaini contenenti complessivamente circa 1,2 milioni di euro nascosti in un divano e in un armadio.

A De Benedictis e Chiariello è stata contestata l’aggravante mafiosa per aver agevolato, con le scarcerazioni, gruppi criminali del Foggiano e del Barese. Nell’inchiesta sono indagate complessivamente 12 persone. Oltre a De Benedictis e Chiariello, ci sono altri tre avvocati, due dello studio del legale arrestato, il figlio Alberto Chiariello e la collega Marianna Casadibari, e l’avvocato foggiano Paolo D’Ambrosio, tutti accusati di concorso nella presunta corruzione in atti giudiziari. Risulta indagato anche un appuntato dei carabinieri in servizio alla Procura di Bari, Nicola Vito Soriano. Al militare la Procura contesta, in concorso con gli avvocati Giancarlo Chiariello e Marianna Casadibari, il reato di corruzione per atto contrario al dovere di ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio.

 

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