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La Federazione Italiana Autonoma Lavoratori dello Spettacolo scrive alle più alte cariche dello Stato per denunciare la malagestione dei teatri italiani

Agenpress. “La Fials Cisal, sindacato maggiormente rappresentativo proprio nelle categorie artistiche delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, nelle Istituzioni Concertistico Orchestrali e nei Teatri di Tradizione, nell’ esprimere il massimo apprezzamento e l’incondizionata gratitudine per come l’intero settore della Cultura Italiana sta cercando di adoperarsi per essere vicino al Popolo Italiano, deve altresì palesare profondo rammarico per il categorico rifiuto dei Sovrintendenti di tutte queste Istituzioni, immaginiamo con il tacito ma inspiegabile consenso del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, affinché i lavoratori del settore potessero da subito mettersi a completa disposizione, ognuno con le proprie competenze e professionalità, e contribuire concretamente, in modo assolutamente gratuito e aldilà di ogni vincolo contrattuale, ad alleviare il pesante momento che gli Italiani stanno attraversando al pari di tutte le altre componenti della cultura e di tutti i volontari che in questo senso si stanno adoperando”.

Così il Segretario Generale Federazione Italiana Autonoma Lavoratori dello Spettacolo Enrico Sciarra in una lettera inviata alle più alte cariche dello Stato in cui ha voluto denunciare la malagestione dei teatri italiani.

“E’ ancor più doloroso – scrive Sciarra – l’aver dovuto constatare che l’imposizione di ridurre al silenzio la voce della musica, negando alle Istituzioni di produzione del settore l’azione di volontariato teso a portare le proprie produzioni nelle case degli Italiani in questo tragico momento, disponibilità ripetiamo da subito resa nota e con forza sostenuta, discenda da un mero e cinico calcolo economico: far sostenere allo Stato due volte i costi del personale dipendente già ampiamente sussidiati, con il FUS e con il FIS quale ammortizzatore sociale e quindi lucrando su un ulteriore canale di finanziamento pubblico, senza peraltro vi sia alcuna esigenza o emergenza economica reale, con il solo obiettivo di migliorare i bilanci pregressi delle Istituzioni da loro amministrate e predisporre in tal modo che siano esclusivamente i dipendenti a pagare lo scotto di un presunto danno economico attraverso il dimezzamento dei propri stipendi.

E’ evidente – continua il sindacalista – che questo approccio contribuisca non poco al prosciugamento della limitata dotazione del Fondo Integrazione Salariale e metta a rischio conseguentemente un importantissimo supporto sociale per quei lavoratori che realmente ne avranno bisogno. Il tutto naturalmente senza minimamente toccare, per quanto di nostra conoscenza, le laute retribuzioni dei dirigenti, troppo spesso immotivate e fuori da ogni logica di mercato, ma mantenute totalmente intonse.

Questa volta però – spiega – non sono tanto le motivazioni salariali a preoccupare i lavoratori, nonostante aspettino il rinnovo del contratto nazionale da oltre 16 anni e che negli ultimi 6 anni abbiano visto i loro stipendi falcidiati dai piani di risanamento imposti dalla “Legge Bray”, quanto il constatare che i Sovrintendenti delle Istituzioni dai quali dipendono sono più preoccupati di sfruttare un momento di crisi come questo per migliorare i loro bilanci piuttosto che il darsi concretamente da fare per immaginare un futuro percorribile per i Teatri a loro affidati.

Questa dirigenza sceglie di non cogliere l’offerta dei lavoratori e dei sindacati che li rappresentano di intraprendere da subito la sperimentazione di ogni nuova tecnologia esistente per progettare nuove forme di produzione culturale e nuove modalità di proporre la musica al pubblico, almeno fino a quando i Teatri non potranno riaprire; in alternativa, preferisce mettere in silenzio quei Teatri sapendo perfettamente che obbligando all’inattività Orchestre, Cori e Corpi di Ballo, condizione del tutto innaturale per chi svolge queste professioni, ne mettono a rischio il livello tecnico e artistico e di fatto ne compromettono l’immediata ripresa dell’attività dovendo per forza prevedere ulteriori tempi di preparazione.

Essendo quindi venuta meno ogni speranza di far cambiare “politica” ai responsabili delle Istituzioni Musicali Italiane e considerato che la riapertura al pubblico dei Teatri probabilmente non potrà avvenire prima del prossimo anno – conclude Sciarra – ci rivolgiamo a tutte le più alte Cariche dello Stato affinché possano correggere questa maldestra amministrazione delle risorse pubbliche e questa miope gestione imprenditoriale, che altro non fa che provocare un ulteriore danno alla Società e alle Istituzioni Musicali Italiane.

E’ quindi utile e doveroso consentire ai lavoratori del settore di poter operare anche in Smart Working, pratica del resto abitualmente usata per il mantenimento del livello tecnico di Professori d’Orchestra, Cantanti e Tersicorei e prevista di fatto nei contratti vigenti, al fine di una più celere ripresa e fruibilità dell’attività musicale, per esempio in streaming, di cui siamo certi il Popolo Italiano ha ancora e più che mai bisogno”.

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