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La verità sui cinghiali dei Navigli. L’incompetenza delle istituzioni. Le conseguenze devastanti dell’apertura della caccia

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AgenPress. Ieri, 8 ottobre 2020 sei cinghiali hanno cercato di salvarsi dai cacciatori nei boschi buttandosi nei Navigli di Milano. Perché la caccia comporta anche questo ed è solo colpa dei cacciatori se gli animali selvatici arrivano nelle città.

Uno dei cinghiali è stato ammazzato in un cortile condominiale in via Tobagi,10 davanti agli occhi di tutti. Hanno sparato cinque colpi, perché non riuscivano a sedarlo. Purtroppo di questa mattanza ingiustificata è stato solo possibile documentarne l’esito drammatico, con le lacrime agli occhi.

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Quattro cinghiali persi di vista e uno era a Gaggiano, ancora a mollo nel Naviglio dalle undici del mattino. In cinquanta per cercare di sedarlo (guardie provinciali, polizia locale, vigili del fuoco e veterinario asp) con delle siringhe che andavano bene per un topolino.

Legato come un salame appeso in acqua senza poter respirare. Inizialmente Carolina Sala, Presidente della Task Force Animalista, Associazione Culturale/Politica senza scopo di lucro, che si propone statuariamente di promuovere la tutela e il rispetto degli animali come esseri senzienti per ottenere il superamento della concezione dell’animale come “res” e Gioia, volontaria di Lav Milano, dopo essere accorse in via Tobagi, hanno proseguito per Gaggiano, con la speranza di essere in tempo per salvarne almeno uno.

Grazie ad un video in diretta seguito da più di 20.000 persone, trasmesso sulla pagina Facebook di Task Force Animalista, alcuni amici attivisti hanno continuato a filmare ogni singola mossa dei “soccorritori” mandati da Comune e Regione che non erano sufficientemente attrezzati con anestetici e siringhe tanto che gli animalisti, bussando a tutte le porte di Gaggiano, hanno procurato, grazie ad un veterinario in pensione, la siringa idonea affinché potesse penetrare nella pelle del povero cinghiale ormai stravolto e sanguinante nel Naviglio da ore.

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L’incompetenza delle Istituzioni verrà in ogni caso denunciata dalle associazioni presenti. Il tutto attendendo Enpa Milano che è finalmente arrivata con il furgone per prelevare l’animale ferito. Non facile convincere i presenti a cedere il cinghiale agli animalisti che, dopo non poche trattative, è stato finalmente portato dalla Task Force Animalista e da Enpa al Rifugio Miletta, in Piemonte, resosi disponibile a curarlo e adottarlo.

Grazie anche ad Animalisti Italiani che ha aiutato a coordinare e contattare altre associazioni, ad un altro attivista che ha contattato il rifugio e ad un volontario Task Force che al mattino presto ha avvertito la Presidente di quanto stava accadendo a Milano.

Adesso il cinghiale, chiamato Guldo, è in un box e purtroppo non è ancora completamente fuori pericolo, visto lo stress subito e gli innumerevoli colpi presi durante le lunghe ore di “ammollo”. Comunque vada oggi abbiamo imparato che la sinergia di persone, associazioni e attivisti possono fare qualcosa di buono insieme per cercare di salvare un’anima e, per chi purtroppo non ce l’ha fatta, barbaramente ucciso da chi avrebbe dovuto semplicemente anestetizzarlo, chiederemo giustizia.

Carolina Sala, Presidente Task Force Animalista

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