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Migranti. Muore un neonato in naufragio. La salma portata a Lampedusa

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AgenPress –  La salma di Joseph, il neonato di 6 mesi, originario della Guinea, rimasto vittima del naufragio che s’è verificato ieri in acque libiche, è stata portata a Lampedusa (Ag) e si trova, adesso, all’obitorio dell’isola. Durante la notte, un mezzo aereo della Guardia costiera ha effettuato un’evacuazione medica urgente per due donne, una delle quali in gravidanza, e per il neonato già morto. I tre si trovavano a bordo della nave della Ong Open Arms e sono stati portati a Lampedusa. Altri tre migranti del gruppo di naufraghi salvati dalla stessa Ong che avevano urgente bisogno di ricovero, dopo uno scalo tecnico dell’aereo che ha dovuto effettuare rifornimento di carburante, sono stati trasferiti a Malta.

Il piccolo era stato soccorso da Open Arms ma, come spiega la Ong in un tweet, “nonostante gli enormi sforzi dell’equipe medica, è venuto a mancare”. “Avevamo chiesto per i casi gravi un’evacuazione urgente da effettuare tra breve – ha aggiunto l’organizzazione -, ma non ce l’ha fatta ad aspettare. Siamo addolorati”.

Il naufragio del gommone è avvenuto al largo delle coste libiche: a bordo, stando a quanto emerso c’erano circa 100 persone.

La segnalazione di un gommone in difficoltà è arrivata alla Ong spagnola da parte di uno dei velivoli di Frontex. L’imbarcazione, dice la Guardia Costiera italiana, era in area Sar di responsabilità libica e la Ong è stata contattata in quanto “mezzo più utilmente impiegabile al momento”. Una volta raggiunto il punto indicato, però, i volontari si sono trovati di fronte una “complicatissima operazione di soccorso”: il gommone, dice infatti Open Arms “aveva ceduto e le persone erano già tutte in acqua, prive di salvagente e di dispositivi di sicurezza”.

In questo momento sono 199 i naufraghi ospitati a bordo della nave. “In questi ultimi due giorni – sottolinea la Ong – le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà sono state continue e la Open Arms si è trovata a dover prestare assistenza da sola, essendo l`unica rimasta ad operare nel Mediterraneo dopo che tutti gli assetti umanitari sono stati fermati con pretesti amministrativi”.

 

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