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“Rilanciare le Politiche Giovanili vuol dire rilanciare l’Italia del futuro”

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AgenPress. La frase più utilizzata quando si parla di innovazione, in tutti i campi, in questa Nazione è: “L’Italia è un Paese per vecchi”, nozione che nasconde una verità amara.

Di recente è stato reso noto un altro primato a livello europeo, nei confronti del quale però la reazione non è gioiosa come lo è stata la vittoria della Nazionale di Mancini a Luglio, ma la brutale presa di coscienza di una triste posizione al primo posto in classifica riguardo i “Neet”, i giovani tra i 16 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, cresciuti al 30,7% nel 2021.

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Chiamati “bamboccioni”, “choosy”, “viziati”, ed in qualche occasione a ragione, la fascia “giovanile” italiana è vittima di un sistema statale che, di fatto, non funziona. La domanda dunque è una: ci si lamenta di esponenti politici che puntano alle prossime elezioni ma non alle prossime generazioni, ma come, in termini concreti, è possibile invertire la tendenza?

Cinque idee e proposte utili per uscire dal pantano.

La scuola, insieme alla famiglia e al contesto sociale, è un punto di enorme rilievo per la formazione dell’individuo, ma già da questo punto è possibile intravedere le prime crepe.

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L’inadeguatezza della formazione scolastica nella ricerca di un’occupazione futura è un grande tema, in molti Paesi, ad esempio, hanno adottato test attitudinali frequenti per poter valutare le capacità dello studente e costruirgli attorno un percorso didattico adatto alle sue esigenze e capacità, al contrario di quanto avviene oggi dove il vecchio insegnamento frontale e standardizzato non pone l’accento sulle rispettive caratteristiche, ma punta ad omologare la classe.

Il sistema risulta inefficiente per due ragioni: le capacità individuali non vengono valorizzate ed espresse, dunque lo studente riterrà opportuno abbandonare l’intero percorso di studi (il fenomeno dell’abbandono scolastico è crescente), con conseguenze in termini psicologici e sociali disastrose ed in secondo luogo un’impreparazione generale del singolo a sostenere la pressione inevitabile del mercato del lavoro. Per cui attraverso valutazioni preventive e sistemi didattici e formativi ad hoc è possibile contrastare questi due tristi fenomeni e contribuire a creare un capitale umano qualificato e preparato.

L’attivismo sociale nei confronti del proprio Paese è sinonimo di una coscienza civica salda ed utile per la formazione di cittadini consapevoli e non sudditi, come viene richiesto dagli standard della democrazia liberale al contrario di altri regimi, per cui favorire l’ingresso volontario nelle forze armate, nel servizio civile o in altri enti preposti alla formazione professionale e all’inizio di una fase lavorativa per un servizio di utilità sociale nei confronti della Nazione per 12-18 mesi destinato ai giovani tra i 18 e i 21 anni che non intraprendono una carriera universitaria o lavorativa nelle imprese, generando così reddito e consapevolezza dei propri mezzi.

Incentivare l’occupazione giovanile tagliando tasse agli imprenditori che assumono under 35. Il costo del lavoro in Italia è ben oltre superiore la media europea, disoccupazione e lavoro nero vengono resi veri e propri Moloch dalla immensa burocrazia e dal peso delle tasse che il datore di lavoro è costretto a sostenere per cui si favoriscono circoli viziosi come quelli appena citati per esigenze di sopravvivenza. Lo Stato, parafrasando Reagan, in questo caso diventa il problema e solo attraverso una tassazione che sia vicina alle esigenze del cittadino è possibile demolire sensibilmente disoccupati e forza-lavoro non legale. Il Reddito di Cittadinanza elargito a fasce di età abili a formazione e lavoro è stato, per certi versi, una stagnazione della condizione e, peggio ancora, una giustificazione all’essere inermi da parte di queste individualità.

Favorire l’impresa giovanile attraverso una tassazione agevolata per i primi anni di attività consentirebbe ai giovani imprenditori di investire con maggiore semplicità e generare ulteriori posti di lavoro e innovare il mercato.

Ultima analisi riguarda gli Enti Locali, il ripristino delle circoscrizioni territoriali nei Comuni riavvicinerebbe moltissime persone fra cui giovani, disinteressate – e a ragione molto spesso – dalle dinamiche della politica locale  per tornare ad occuparsi del proprio quartiere ed esserne i primi custodi consapevoli; l’attuazione delle norme in materia del già citato Reddito per occupare i recettori in figure professionali quali “ausiliari del verde pubblico” o iniziare corsi di formazione e webinar che consentano l’integrazione di abilità che rendano il giovane appetibile per il mercato del lavoro e  la promozione del servizio civile.

Federico D’Addato

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