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Venezia. Elisabetta Spitz, Commissario Mose: “soddisfazione nel vedere la città asciutta”

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AgenPress – Elisabetta Spitz, ex direttore dell’Agenzia del Demanio, è stata nominata nuovo commissario straordinario per il Mose.

La sua nomina era arrivata dopo la marea record che ha colpito Venezia la notte del 12 novembre e in risposta alle critiche mosse al sistema di paratie ideato per proteggere la città dall’acqua alta.

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L’opera colossale è costata allo Stato quasi 6 miliardi di euro di risorse ed è stata fortemente compromessa dallo scandalo delle tangenti scoppiato nel 2014. Risale al 1982 l’istituzione del Consorzio Venezia Nuova, titolare della concessione del governo per la messa in atto di interventi straordinari a protezione della laguna di Venezia, tra i quali rientra il Mose, come previsto dalla legge speciale 798 del 29 novembre 1984, e commissariata sei anni fa per effetto dell’inchiesta.

Laureata in architettura ed esperta urbanista, Spitz non è certamente nuova alla macchina dello Stato e della burocrazia pubblica e si è occupata già in passato del capoluogo veneto: dal 1992 al 1999 come presidente del consorzio di progettazione della salvaguardia delle aree abitate di Venezia e nel biennio 2009-2010 come Consulente dell’Autorità Portuale di Venezia per la formulazione del Piano di gestione del Porto di Venezia e governance delle procedure.

Ed è la stessa Spitz ad esprimere la “propria e soddisfazione”, vedere la “gioia dei veneziani per aver visto il Mose bloccare l’acqua alta a Venezia è anche la mia. Vedere la soddisfazione per la città asciutta grazie alle paratoie, lo confesso, mi ha trasmesso grande commozione”.

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Lo dice in un’intervista a “Il Gazzettino”.  Da dicembre 2019 ha dato un’accelerazione ad un’opera che sembrava irrealizzabile, tra guai giudiziari e finanziari, insieme ad un’altra donna, Cinzia Zincone, Provveditore alle opere pubbliche del Triveneto.

“Più che donne del Mose  siamo due donne che lavorano per conto dello Stato in pieno accordo e piena sintonia”. Il Commissario non vuole dire cosa del passato non abbia funzionato, ma afferma “che serviva gestire le imprese e i cantieri in maniera diversa, concentrandosi sulle paratoie”.

Il passo successivo “è riprendere le opere che sono state lasciate indietro, come ad esempio interventi edili, il Piano Europa e la ridondanza, questa importantissima”. Questo perché “il Mose, come altre opere, deve funzionare in parallelo, deve avere un sistema ‘gemello’ per garantire la piena efficienza. Sarà fondamentale completare questo aspetto”. Oltre a ultimare i cantieri, eseguire il collaudo tecnico formale, assestare l’opera, bisogna “soprattutto procedere con il piano di manutenzione programmata”. A farla sarà, dice Spitz, “la società del Mose prevista dal decreto che istituisce l’Autorità per la laguna”.

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