Polemica preghiera di Barbara d’Urso. Lettera Aperta

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Agenpress. Gentilissima redazione,

Ho letto la lettera aperta di un lettore pubblicata ieri sul vostro sito, in relazione alla polemica sulla preghiera di Barbara d’Urso nel suo programma serale. Vorrei dire anche la mia opinione e confido nello spirito democratico della vostra testata per la pubblicazione di questa lettera aperta.

  • vero, l’Italia è uno Stato laico ma non sussiste l’ateismo di Stato nel nostro Belpaese e la differenza è profonda. L’Italia riconosce la libertà a ogni individuo di “professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.” Non lo dico io, lo dice la nostra Costituzione.

La signora d’Urso lavora in una televisione privata, non sovvenzionata dai contributi dei cittadini. Quindi, in quale modo un pensiero per i defunti, espresso con una delle più comuni formulazioni cattoliche, avrebbe potuto offendere la sensibilità di qualcuno? Io credo che in un momento difficile come quello che stiamo attraversando debbano essere ben accette tutte le espressioni di cordoglio e misericordia, in qualunque modo queste vengano esposte. Penso – e non credo ci sia qualcuno in grado di smentire il mio pensiero con una dimostrazione valida oltre ogni ragionevole dubbio – che se Barbara d’Urso si fosse trovata a dialogare con una persona di un altro orientamento religioso, non avrebbe avuto problemi a far rivolgere un pensiero alle vittime del Covid-19.

Quindi, questa polemica da dove nasce? A me sembra si sia voluta strumentalizzare un’azione. Ribatto nuovamente sul concetto di libertà, perché se da un lato la signora d’Urso è libera di rivolgere un pensiero cattolico alle vittime, dall’altra il pubblico ha il potere del telecomando. La televisione è un mezzo democratico, quindi perché non esercitare il potente diritto di cambiare canale ma concentrare le proprie energie su una polemica come questa, basata su principi anticostituzionali? È stato contestato il gesto perché effettuato in un programma sotto testata giornalistica. A tal proposito mi permetto di citare anche l’articolo 21 della Costituzione, dove si garantisce il diritto di pensiero e di parola e dove si specifica che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Per altro, cara redazione, dopo aver sottoscritto la petizione contro la signora d’Urso, i firmatari vengono invitati a lasciare una donazione (volontaria) per sponsorizzare la stessa. Credo sia moralmente incoerente da parte di chi firma contro una preghiera, versare del denaro (anche diverse decine di euro) in un momento storico come questo, dove i nostri ospedali chiedono aiuto. Pensate che sulla stessa piattaforma sussistono petizioni socialmente utili, che non hanno lo stesso riscontro. Nella lettera che avete pubblicato ieri, come giustificazione di tale petizione, si fa riferimento a un comportamento scorretto da parte di Barbara d’Urso nei confronti dei suoi ospiti e che la preghiera sia stata la “goccia che ha fatto traboccare il vaso.”

Parto dal presupposto che il limite di travaso non può e non dev’essere standardizzato per legge, come probabilmente vorrebbero i difensori della libertà che vogliono mettere il bavaglio a una conduttrice. In queste settimane, nei programmi della signora d’Urso – sia in quello giornaliero che in quello serale – sono stati ospiti illustri esponenti politici, anche ministri e Presidenti di regione, che hanno ringraziato la conduttrice per il lavoro di informazione che sta svolgendo durante l’emergenza coronavirus. Illustri professori, esperti virologi e medici si alternano per spiegare i fatti legati al Covid-19 in modo chiaro, senza inutili tecnicismi di cui ci si riempie la bocca altrove. La cordialità con gli ospiti non credo possa essere messa in dubbio, si può contestare la tipologia ospiti ma, ribadisco, esiste un telecomando che permette di guardare altri canali.

Barbara d’Urso può piacere o non piacere, ma promuovere petizioni con le quali si invoca una perentoria eliminazione della stessa dalla televisione, equivale a promulgare un editto di censura. Troppo spesso accade che i cosiddetti difensori della libertà, quando si accorgono che qualcuno ha un pensiero diverso dal loro, agiscano per mettere bavagli.

Giovanna Lombardi