Cina. Si avvicina il Festival di Yulin. I cinesi trucideranno ancora i cani?

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Agenpress – I cani non sono cibo, ma compagni di vita. Anche in Cina. L’annuncio ufficiale è arrivato con la pubblicazione da parte del Ministero dell’Agricoltura della versione finale dell’”Elenco delle Risorse Genetiche di Bestiame e Pollame”, seguito da una lunga spiegazione sul perché i cani non sono inclusi.

La notizia era stata già anticipata a inizio aprile quando era stato diffuso il testo di una proposta di legge voluta dal ministero che includeva come «bestiame» i suini, bovini, ovini, pollame e cammelli ma anche animali selvatici specificando che il termine «bestiame» si riferisce agli animali che «sono stati addomesticati e fatti riprodurre per lungo tempo» al fine di ottenere prodotti come carne, uova e pelliccia oppure per fini medicinali e militari.

Una notizia che diventa ancora più importante visto che fra poche settimane i mattatoi della città di Yulin si riempiranno di quattrozampe terrorizzati per il tanto discusso Festival della carne di cane. Centinaia di animali brutalmente uccisi, spesso sottratti alle loro case o catturati dalle strade per poi essere trasportati a Yulin già in condizioni inaccettabili.

«Il festival di Yulin è una manifestazione sanguinosa che non riflette il sentire comune o le abitudini alimentari del popolo cinese ed il suo proseguimento è un insulto al parere espresso dal Ministero dell’Agricoltura. Come osservato dal Ministero, l’atteggiamento verso questi animali è cambiato ed è tempo che i macellai di Yulin posino il coltello una volta per tutte» commenta il dottor Peter Li, specialista in politica cinese della Humane Society International, organizzazione attiva in tutta l’Asia per porre fine ai commerci di carne di cane e gatto.

La maggior parte dei cinesi non mangia la carne di cane
Sono 30 milioni i cani che ogni anno vengono uccisi in tutta l’Asia. Si stima che in Cina ci siano oltre 91,49 milioni di cani e gatti tenuti come animali domestici, mentre almeno 10 milioni vengono annualmente uccisi per il commercio di carne. Il tutto nonostante gli avvertimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ricorda come questo tipo di commercio diffonda malattie come la rabbia e aumenta il rischio di colera.

La maggior parte delle persone in Cina non mangia abitualmente i cani. Infatti, la carne di cane viene consumata solo raramente dal 20% dei cinesi. Un sondaggio del 2017 ha rivelato inoltre, che anche a Yulin, sede del noto festival della carne canina, il 72% degli abitanti non mangia regolarmente carne di cane, nonostante gli sforzi dei commercianti di carne di cane per promuoverla. A livello nazionale, un sondaggio del 2016 condotto dalla società di sondaggi cinese Horizon e commissionato dalla China Animal Welfare Association in collaborazione con Humane Society International e Avaaz, ha rivelato che la maggior parte dei cittadini cinesi (il 64%) vuole che il festival di Yulin venga fermato. Inoltre, più della metà (il 51,7%) ritiene che il commercio di carne di cane dovrebbe essere completamente vietato e la maggioranza (il 69,5%) non ha mai consumato carne di cane.

La dichiarazione ufficiale del Ministero ha confermato che la maggior parte delle persone che hanno partecipato alla consultazione pubblica si sono opposte all’inclusione dei cani nell’elenco degli animali considerati da reddito. A continuazione si afferma che i cani hanno una lunga storia di addomesticamento, a fianco dell’uomo come animali da guardia, da caccia, d’assistenza o semplicemente da compagnia. È stato inoltre sottolineato come anche la lista degli animali da reddito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), i cani non siano inclusi a livello internazionale. La dichiarazione si conclude riflettendo sul fatto che i tempi stanno cambiando e con essi la consapevolezza verso gli animali, le abitudini alimentari e l’osservanza di determinati costumi e tradizioni.

Nell’elenco però ci sono ancora specie selvatiche
L’elenco finale comprende però anche animali selvatici che dopo l’epidemia da coronavirus sono finiti nel mirino delle autorità nazionali: «L’inclusione di specie selvatiche è deplorevole. L’allevamento intensivo, in cattività, di questi animali presenta gravi problemi per il benessere animale e potenziali rischi per la salute umana – spiega la dott.ssa Teresa Telecky, responsabile del dipartimento fauna selvatica della Humane Society International – . La loro riclassificazione come “bestiame” non riduce la loro sofferenza ed il rischio di malattie zoonotiche. Spero vivamente che la Cina rimuova queste specie dal prossimo elenco». (Fonte, lastampa.it)