Migranti. 11 positivi a Pozzallo. Galli, “problema esiste, effettuare test prima di farli sbarcare”

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Infettivologo Massimo Galli, dell'Ospedale Sacco e dell'Università Statale di Milano

AgenPress – Secondo i dati del Viminale, sono circa 8mila gli arrivi al 10 luglio 2020, contro i 3.165 dell’anno scorso; un migliaio approdati negli ultimi due giorni (un’ottantina i contagiati) e gli sbarchi proseguono in una Lampedusa sovraccarica e in Sicilia. Almeno, quelli intercettati: al lordo di chi è riuscito a sfuggire alle pattuglie. Con il bel tempo che incoraggia la navigazione, i timori per la salute e l’ansia di vanificare la stagione turistica già appesa a un filo rischiano di provocare nei cittadini reazioni irrazionali.

Sono 11 i migranti risultati positivi al Coronavirus dopo il test del tampone condotto dal personale sanitario dell’Asp di Ragusa. Fanno parte del gruppo di oltre 60 asiatici approdato ieri a Pozzallo. I migrati risultati positivi, tutti asintomatici, sono stati già isolati in una struttura individuata dalla prefettura di Ragusa.

I medici ed i sanitari dell’Asp hanno dapprima eseguito i test sierologici sull’intero gruppo individuando 19 soggetti ‘sospetti’ sui quali si è poi proceduto con il tampone che ha confermato la positività per 11 di loro. Per eseguire il più rapidamente gli esami per accertare la presenza del Covid-19 su migranti arrivati in Sicilia la Regione ha, tra l’altro, inviato 1.000 tamponi ed altrettanti test sierologici a Lampedusa e la macchina per l’analisi dei tamponi rino-faringei.

Per Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, “la gestione corretta  è ovviamente quella di cercare di effettuare dei test prima di farli sbarcare, e poi far scendere certamente le persone che risultano infettate. Credo che in questo momento sia la procedura seguita. Ma non è tanto rilevante dove fai il test. In realtà vista la situazione, può essere tranquillamente effettuato a terra in una sede più consona della nave, rispetto all’ammassamento di uomini a terra; certamente si riesce a organizzare un distanziamento che non si può avere su una di queste navi delle Ong o anche delle nostre navi militari”.

Per i migranti positivi ma non rintracciabili Galli dichiara, “il problema esiste, lo stiamo vivendo e quindi bisogna organizzarsi per contenerlo. Ma il termine rilevanza rispetto all possibilità di diffusione dell’infezione nel Paese è limitata. In ogni caso sono d’accordo che venga mantenuto lo stato di emergenza, per lo meno si può cercare di regolamentare meglio anche questi interventi”.

“Con tutta franchezza, ho molto più timore invece di focolai che possono essere generati da persone che vengono dall’estero con un’altra modalità e che come tali possono essere meno facilmente tracciabili. In questo momento, i Paesi con il maggior tasso di nuovi casi, oltre a India e Bangladesh, sono certamente Stati Uniti e Brasile. Posto il fatto che l’infezione in Italia non è mai sparita, le possibilità di persone che tornando da questi paesi possano riportare l’infezione è davvero elevata”.