Libia. Marginalità oramai conclamata dell’Italia nella risoluzione della crisi libica

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Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj è un politico libico, Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia

AgenPress –  In Italia il “mantra” della soluzione politica ha assunto connotati assolutamente ideologici ed è forse una delle principali cause della marginalità oramai conclamata del nostro Paese nella risoluzione della crisi libica, quella a noi drammaticamente più vicina e che avrebbe richiesto, sin dal suo insorgere, un atteggiamento molto più risoluto ed omnicomprensivo”.

E’ quanto riporta un articolo pubblicato da analisidifesa.it a firma del generale Maurizio Boni. “Il nostro Paese ha di fatto sistematicamente ignorato i requisiti di base della deterrenza militare, risultato dell’equazione che mette in sistema la capacità dello strumento operativo nel suo complesso, con la volontà di impiegarlo e con una strategia di comunicazione che rende visibile e percepibile tale volontà”, si legge ancora nell’articolo.

“In inglese, si parla di resolve, che è molto più della semplice “volontà” in quanto descrive la “determinazione” ad impiegare la forza, quando necessario, a sostegno della propria linea politica. A forza di affermare, in tutti i consessi internazionali, che l’Italia escluderà sempre la soluzione militare sono stati annullati il prodotto dell’equazione e la funzione di supporto all’azione diplomatica auspicata da Panebianco, con le conseguenze che tutti conosciamo.

La certezza del disimpegno militare italiano “a priori” in una crisi dove invece l’impiego dello strumento militare è uno degli elementi fondamentali della sua gestione, unitamente agli altri strumenti del national power, in una regione essenziale per la tutela dei nostri interessi nazionali, ha garantito libertà d’azione illimitata a tutti gli attori interessati ad assumerne, a nostre spese, il controllo politico, militare ed economico”.

“Nel frattempo, i piedi per terra (quelli dei soldati) li hanno messi sul serio i turchi e i russi, con le proprie forze armate, accompagnate da diverse tipologie di forze paramilitari e irregolari, con buona pace delle milizie libiche che hanno sempre promesso ritorsioni di ogni genere nei confronti di possibili interventi occidentali salvo poi arrendersi alla schiacciante superiorità militare messa in campo dai Ankara e Mosca accettandone di fatto l’ingerenza e combattendo addirittura al fianco dei rispettivi contendenti per stare dalla parte del vincitore una volta terminate le ostilità”.