AgenPress – “In questa carte non ci sono riflessioni sul femminicidio e sulla Giornata contro la violenza sulle donne. In questa sede non le riteniamo opportune. Qui si parla di un’indagine condotta con la massima prudenza, con capi d’accusa che sono gli stessi da inizio indagine, perché non è cambiato nulla. Ci si è basati solo sui fatti, tutto si basa su quanto ricostruito”.
Lo ha detto il pm Andrea Petroni chiedendo di condannare all’ergastolo Filippo Turetta per l’omicidio di Giulia Cecchettin, con il riconoscimento anche delle aggravanti della crudeltà e delle premeditazione. Il 23enne di Torreglia (Padova) nel novembre 2023 ha ucciso con diverse coltellate la sua ex fidanzata e poi si è dato alla fuga, durata circa una settimana e terminata in Germania, dove era stato fermato.
In particolare, Petroni ha tenuto a sottolineare come nei giorni antecedenti al delitto, ovvero tra il 7 e l’11 novembre 2023, Turetta abbia stilato la lista degli acquisti da fare per il delitto, contestando l’ipotesi di un rapimento dell’ex fidanzata. Ha puntualizzato il costante aggiornamento della lista, compreso il giorno dell’omicidio, quando si preoccupava, per i giorni seguenti, di far sparire tracce informatiche, modalità di individuazione della sua posizione durante la fuga, nonché il fatto di essere riuscito a nascondere il corpo di Giulia Cecchettin, alle tre di notte, in un anfratto della roccia difficilmente raggiungibile, e che rientrava tra i vari luoghi occulti cercati in internet. Contestata dal pm anche la presunta volontà suicidaria di Turetta, in base a visite psichiatriche fatte tra settembre e ottobre 2023, ma anche perché fin dal suo arresto in Germania era parso evidente che non ne manifestasse le intenzioni.
Per il pm Petroni “è difficile credere a null’altro che a un omicidio premeditato, testimoniato da tutti gli elementi raccolti, non perché forniti da Filippo, ma recuperati attraverso l’attività di indagine dalle memorie dei vari dispositivi elettronici”. Il delitto, ha ricostruito in aula il pm, si è consumato in due fasi entrambe violente, durante meno di 20 minuti, prima della fuga con l’occultamento del cadavere. Sul corpo della vittima sono state trovate almeno 75 coltellate di cui 25 lesioni da difesa alle braccia, anche con delle fratture, e almeno altre 50, tra cui quella sicuramente mortale che ha reciso un’arteria del collo e una vertebra.
Oggi la difesa vuole provare a evitare una condanna alla pena massima, l’ergastolo.
“Oggi ho un compito non facile: assistere, difendere un imputato reo confesso di un omicidio efferato, gravissimo e altri reati satellite. Assisto un giovane ragazzo che ha ucciso una giovane ragazza privandola della vita, dei ricordi, dei sogni, delle speranze, dei progetti e la priva di tutti i legami che la univano alle persone che l’amavano e aveva riposto in lei aspettative di un futuro radioso”.
“L’ergastolo è da molto tempo ritenuto una pena inumana e degradante, le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. L’ergastolo è il tributo che lo stato di diritto paga alla pena vendicativa”. ha detto nell’arringa Caruso. “Voi non dovete emettere una sentenza giusta ma secondo la legalità. La civiltà del diritto vi impone di giudicare Turetta con una mano legata dietro alla schiena che non corrisponde alla legge del taglione. Questa è la civiltà del diritto alla quale contribuirete ancorché avreste da applicare la pena massima prevista dall’ordinamento”. Poi ha ribadito che “se c’è uno che non sa premeditare alcunché è Filippo Turetta”, il quale “ha agito in preda all’emotività, nell’alterazione di una situazione emotiva in cui ha agito con concitazione. È un omicidio efferato ma non ha agito con crudeltà”.