AgenPress. Un agente di polizia è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario dopo aver sparato e ucciso un uomo di 29 anni nel pomeriggio di ieri a Milano, nel quartiere Rogoredo, durante un servizio di controllo antidroga.
Intorno alle 18:00 in via Giuseppe Impastato, una pattuglia composta da agenti in borghese e in divisa stavano seguendo un presunto spacciatore quando un uomo di 28 anni di origine marocchina si è avvicinato agli agenti. Secondo le prime ricostruzioni, gli agenti avrebbero intimato l’alt, poi l’uomo avrebbe estratto una pistola che a prima vista sembrava reale e l’avrebbe puntata contro uno degli agenti.
Il poliziotto ha quindi fatto fuoco colpendo il 28enne alla parte alta del corpo. I soccorritori del 118, intervenuti poco dopo, hanno potuto solo constatare il decesso del giovane.
Successivamente è emerso che l’arma in mano alla vittima era una pistola a salve, una replica senz’innesco reale, ma priva del tappo rosso che ne identifica solitamente la natura giocattolo e che ne rende possibile il riconoscimento immediato.
Il poliziotto che ha sparato è stato interrogato negli uffici della Questura dal pubblico ministero e risulta indagato per omicidio volontario. L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto per consentire agli organi inquirenti di effettuare tutti gli accertamenti necessari, dall’autopsia agli esami balistici.
Nella sua versione resa al Pm, l’agente ha affermato di aver sparato spinto dalla paura per la propria incolumità, dopo che l’uomo gli avrebbe puntato l’arma contro, nonostante gli fosse stato intimato più volte di fermarsi.
La sparatoria si inserisce nell’area di Rogoredo, zona nota per il traffico di stupefacenti e i controlli antidroga. Secondo gli accertamenti preliminari, l’uomo ucciso avrebbe avuto precedenti per spaccio di droga e resistenza a pubblico ufficiale.
La vicenda ha subito attirato l’attenzione anche sul piano politico e di opinione pubblica, con interventi di rappresentanti istituzionali che hanno sottolineato la complessità e la delicatezza dell’accaduto, ribadendo al tempo stesso la necessità di attese e accertamenti giudiziari prima di ogni giudizio definitivo
