AgenPress. Umberto Bossi, figura centrale della politica italiana degli ultimi decenni e fondatore della Lega Nord, è morto all’età di 84 anni. Conosciuto dai suoi sostenitori come “il Senatùr”, Bossi è stato uno dei protagonisti più riconoscibili e controversi della scena politica nazionale a partire dagli anni Ottanta.
Nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, Bossi iniziò la sua attività politica negli anni Ottanta, dando vita a un movimento autonomista che avrebbe poi assunto un ruolo sempre più rilevante nel panorama italiano. Nel 1991 fondò ufficialmente la Lega Nord, un partito che si faceva portavoce delle istanze del Nord Italia, promuovendo inizialmente un forte regionalismo e, in alcune fasi, anche l’idea della secessione della cosiddetta “Padania”.
Sotto la sua guida, la Lega crebbe rapidamente, diventando una forza decisiva negli equilibri politici del Paese. Bossi fu più volte alleato dei governi di centrodestra e ricoprì incarichi istituzionali di rilievo, tra cui quello di ministro.
La sua carriera politica fu segnata anche da momenti difficili, tra cui problemi di salute – in particolare un grave ictus che lo colpì nel 2004 – e vicende giudiziarie che portarono nel 2012 alle sue dimissioni da segretario del partito. Nonostante ciò, Bossi rimase una figura simbolica per molti militanti leghisti, continuando a partecipare alla vita politica, seppur in modo più defilato.
Nel corso degli anni, la Lega da lui fondata ha attraversato profonde trasformazioni, evolvendosi da movimento territoriale a partito nazionale. Tuttavia, l’impronta lasciata da Bossi, soprattutto nei primi decenni di attività, resta una componente fondamentale della sua identità.
Con la morte di Umberto Bossi scompare uno dei protagonisti più longevi e influenti della Seconda Repubblica. La sua figura continuerà a suscitare dibattito, tra chi ne ricorda il ruolo innovatore e chi ne critica le posizioni e i metodi, ma è indubbio che il suo contributo abbia segnato in modo duraturo la storia politica italiana.
