AgenPress. Una presunta truffa ai danni dell’Unione Europea scuote il mondo accademico palermitano. La Procura Europea ha iscritto nel registro degli indagati 23 persone tra docenti universitari, ricercatori e imprenditori, nell’ambito di un’inchiesta su fondi destinati alla ricerca scientifica.
Al centro delle indagini ci sono progetti finanziati con risorse comunitarie, in particolare il programma “Bythos”, per i quali sarebbero stati rendicontati costi mai sostenuti. Secondo gli inquirenti, venivano infatti dichiarate spese per attività di ricerca e per l’acquisto di attrezzature scientifiche che, in realtà, non sarebbero mai state effettuate.
L’inchiesta ipotizza un sistema articolato: alcuni docenti, pur risultando formalmente coinvolti nei progetti, non avrebbero svolto alcuna attività di ricerca, contribuendo però a “gonfiare” i costi dichiarati per ottenere maggiori finanziamenti europei.
Parallelamente, con la complicità di imprenditori, sarebbero stati simulati acquisti di materiali e attrezzature mai avvenuti. Questo meccanismo avrebbe consentito di creare fondi neri, utilizzati poi per scopi diversi da quelli previsti dai progetti.
Determinanti per l’avvio delle indagini sono state le dichiarazioni di due ricercatori, che hanno fornito agli investigatori nomi e dettagli sulle presunte irregolarità.
I magistrati contestano, a vario titolo, reati gravi: truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea, corruzione, falso materiale e turbata libertà nella scelta del contraente.
Tra gli episodi emersi, anche la presunta manipolazione di materiali già acquistati per altri progetti, che sarebbero stati “riciclati” e fatti figurare come nuovi acquisti per giustificare ulteriori spese.
Nonostante la gravità delle accuse, il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura Europea per 17 indagati. La decisione si basa principalmente sul tempo trascorso dai fatti — avvenuti tra il 2018 e il 2023 — ritenuto incompatibile con il rischio di reiterazione del reato.
Il giudice ha comunque riconosciuto la presenza di gravi indizi di colpevolezza, motivo per cui i pm hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame.
L’indagine apre uno squarcio su possibili distorsioni nell’utilizzo dei fondi europei destinati alla ricerca, un settore cruciale per lo sviluppo scientifico e tecnologico.
Se le accuse venissero confermate, si tratterebbe di un sistema fraudolento capace di minare la credibilità delle istituzioni accademiche e la fiducia nei programmi di finanziamento dell’Unione Europea.
