AgenPress. L’Italia perde uno dei suoi simboli più amati dello sport e della resilienza. È morto Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e leggenda del paralimpismo, diventato negli anni un esempio universale di forza, determinazione e rinascita. Aveva 59 anni.
Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Zanardi aveva costruito la propria fama nel motorsport internazionale, correndo in Formula 1 con Jordan, Minardi, Lotus e Williams, prima di diventare una vera icona negli Stati Uniti grazie ai due titoli consecutivi conquistati nella CART nel 1997 e nel 1998.
La sua vita cambiò drammaticamente il 15 settembre 2001, quando durante una gara sul circuito tedesco del Lausitzring fu vittima di un terribile incidente che portò all’amputazione di entrambe le gambe. Un episodio che avrebbe potuto segnare la fine di tutto. Per Zanardi, invece, fu l’inizio di una seconda vita.
Con una forza di volontà fuori dal comune, tornò prima al volante nelle competizioni turismo e poi si reinventò atleta paralimpico nel paraciclismo. In handbike conquistò quattro medaglie d’oro e due d’argento tra le Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016, diventando uno dei volti più ammirati dello sport italiano nel mondo.
Nel giugno 2020 un nuovo grave incidente, avvenuto durante una staffetta benefica in Toscana, lo aveva costretto a un lunghissimo percorso di cure e riabilitazione. Da allora le notizie sulle sue condizioni erano diventate sempre più rare, mentre familiari e amici continuavano a raccontare la sua tenacia e la sua voglia di combattere.
Zanardi non è stato soltanto un campione. È stato il simbolo della capacità umana di rialzarsi dopo ogni caduta, trasformando il dolore in energia e la sofferenza in ispirazione per milioni di persone. Il suo sorriso, la sua ironia e il suo ottimismo resteranno impressi ben oltre i risultati sportivi.
Sui social e nelle comunità sportive di tutto il mondo si stanno moltiplicando i messaggi di cordoglio e omaggio. In tanti lo ricordano come “un esempio grandioso di cosa può fare una mente indomabile”.
