AgenPress. L’Unione Giovani Ebrei d’Italia apprende con profondo sgomento e amarezza la notizia dell’esclusione di Keshet, l’unica associazione LGBTQIA+ ebraica italiana, dal Roma Pride, ed esprime la piena solidarietà a tutti i suoi membri.
La decisione, tuttavia, non sorprende del tutto: il Pride si era già dimostrato politicamente polarizzato e attraversato da preoccupanti derive antisemite.
Il movimento per i diritti LGBTQIA+ ha una storia di lotta contro ogni forma di esclusione e nasce come spazio di resistenza di tutte le soggettività marginalizzate. Oggi più che mai, la manifestazione svela la sua totale ipocrisia: non si può pretendere di definirsi paladini dell’inclusione e dei diritti civili se poi, nei fatti, si decide di escludere deliberatamente una minoranza.
Ciò che colpisce, però, non è solo il merito della decisione, ma il meccanismo che la produce: un esame politico selettivo, applicato a una sola realtà su base identitaria. Nessun’altra associazione partecipante è tenuta a certificare la propria distanza da governi stranieri. A nessun’altra realtà viene imposto uno scrutinio identitario di questo tipo o di rispondere delle scelte di un governo estero.
Questa si chiama discriminazione, indipendentemente dalla cornice ideologica in cui viene presentata. Con questa scelta, il Pride tradisce la sua stessa natura e perde ogni suo reale significato.
Rivolgiamo pertanto un accorato e fermo appello alle istituzioni cittadine, affinché non partecipino a questa manifestazione, affinché non si convalidi né si normalizzi l’esclusione di Keshet Italia e di Keshet Europe da un contesto che per sua definizione dovrebbe essere inclusivo.
