Morte avvelenate a Pietracatella, gli inquirenti stringono il cerchio: elementi certi e attesa per i risultati di Berlino

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AgenPress. Il giallo delle morti avvelenate di Pietracatella entra in una fase particolarmente delicata. A distanza di mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, l’inchiesta della Procura di Larino continua a muoversi sul terreno del duplice omicidio premeditato. Un fascicolo che, allo stato, resta formalmente contro ignoti, ma nel quale gli investigatori avrebbero ormai raccolto elementi ritenuti sufficientemente solidi per concentrare ulteriormente l’attenzione su alcune persone e su una precisa ricostruzione dei fatti.

Secondo le indiscrezioni che filtrano dagli ambienti investigativi, il quadro emerso finora avrebbe consentito di superare alcune delle ipotesi iniziali e di delineare con maggiore precisione la dinamica dell’avvelenamento. La prudenza, tuttavia, resta d’obbligo: non risultano al momento persone formalmente indagate per il duplice omicidio e gli elementi raccolti dovranno essere valutati dalla Procura nel loro complesso.

Il nodo centrale dell’inchiesta resta quello della ricina, la sostanza tossica individuata nel caso delle due vittime. Per individuare con precisione modalità, tempi e possibile vettore dell’avvelenamento, la Procura ha affidato una parte decisiva degli accertamenti agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, struttura di riferimento internazionale per questo tipo di analisi.

A luglio gli esperti tedeschi hanno iniziato a esaminare campioni biologici prelevati durante le autopsie di Antonella e Sara, oltre a campioni di sangue dei familiari e alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita.

Successivamente gli specialisti sono intervenuti direttamente anche nell’abitazione di Pietracatella, alla ricerca di eventuali tracce della sostanza tossica. Una parte rilevante dell’attività investigativa si concentra dunque sulla possibilità di individuare il vettore attraverso il quale la ricina sarebbe stata somministrata.

È proprio dagli accertamenti tedeschi che gli investigatori attendono alcune delle risposte più importanti.

Al momento, però, non esiste una relazione ufficiale depositata agli atti. Il 7 settembre la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha fatto sapere che gli esperti tedeschi non avevano ancora consegnato la relazione, sottolineando la complessità e la quantità delle attività tecniche ancora in corso.

Questo significa che le indiscrezioni sui cosiddetti “primi risultati” devono essere trattate con cautela. Alcuni elementi emersi durante le attività tecniche potrebbero avere già orientato il lavoro degli investigatori, ma il quadro probatorio definitivo sarà quello che risulterà dalla consulenza formalizzata e dagli ulteriori accertamenti della Procura.

Nel frattempo, la Squadra Mobile di Campobasso sta procedendo con una nuova serie di audizioni. Negli ultimi giorni è stata nuovamente ascoltata, come persona informata sui fatti, un’insegnante di matematica, amica di lunga data di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. La donna è rimasta in Questura per quasi quattro ore. Era già stata ascoltata nelle settimane precedenti, anche in occasione del confronto con lo stesso Di Vita.

Gli investigatori starebbero approfondendo soprattutto frequentazioni, rapporti personali, messaggi, comunicazioni e versioni fornite dai diversi testimoni. La pista che, secondo le cronache più recenti, viene maggiormente approfondita è quella legata a rapporti personali e relazioni nascoste. Si tratta, però, di una linea investigativa e non di una verità giudiziaria accertata.

Il dato più significativo è dunque rappresentato dalla progressiva restrizione del campo investigativo. Gli inquirenti sembrano avere individuato alcuni punti fermi sui quali costruire la ricostruzione del duplice avvelenamento. Resta però da stabilire, attraverso prove tecniche e testimoniali, chi abbia avuto accesso alla sostanza, come la ricina sia entrata nell’abitazione e in quale modo sia stata somministrata alle due vittime.

È proprio su questi interrogativi che potrebbero incidere i risultati degli esami effettuati in Germania.

La Procura, intanto, ha chiesto una proroga delle indagini preliminari di altri sei mesi, considerato che le attività investigative e le consulenze tecniche non sono ancora concluse. Il nuovo termine, se la proroga sarà concessa, arriverebbe a marzo 2027.

Il giallo di Pietracatella, dunque, non ha ancora un nome e un volto formalmente iscritti nel registro degli indagati per il duplice omicidio. Ma l’attività investigativa degli ultimi mesi sembra aver ristretto progressivamente il perimetro attorno agli elementi ritenuti più significativi.

La possibile svolta, secondo quanto emerge dalle indiscrezioni, potrebbe arrivare dall’incrocio tra risultati scientifici, testimonianze e ricostruzione dei rapporti personali delle persone coinvolte nella vicenda.

La relazione degli esperti di Berlino resta quindi uno dei tasselli più attesi. Solo quando gli esiti saranno formalmente acquisiti agli atti sarà possibile stabilire quale peso avranno nelle indagini e se potranno contribuire a trasformare gli attuali sospetti investigativi in elementi utilizzabili sul piano giudiziario.

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