AgenPress. Niente social sotto i 13 anni, nessun account personale prima dei 15. Tra i 13 e i 15 anni accesso solo attraverso “mini account” controllati dai genitori. E per gli adolescenti più grandi nuove regole di sicurezza obbligatorie per le piattaforme. Sono i punti principali del nuovo EU Kids Act, il pacchetto di norme che la Commissione europea si appresta a presentare per rafforzare la tutela dei minori nell’ambiente digitale.
L’annuncio è arrivato il 16 settembre a Strasburgo, nel corso del discorso sullo Stato dell’Unione. Ursula von der Leyen ha anticipato la proposta davanti al Parlamento europeo, indicando nell’esposizione dei bambini e degli adolescenti alle piattaforme digitali una delle questioni sulle quali l’Unione intende intervenire con maggiore decisione.
Il cuore del progetto è un sistema basato sull’età. La Commissione intende introdurre regole differenti a seconda della fascia anagrafica.
Per i minori di 13 anni scatterebbe il divieto di accesso ai social media. La soglia annunciata da von der Leyen è netta: “No social media under the age of 13”.
Tra i 13 e i 15 anni, invece, non sarebbe consentito aprire un normale profilo personale. I ragazzi potrebbero utilizzare soltanto “mini account”, creati e supervisionati dai genitori o dai tutori. Questi profili avrebbero funzionalità limitate e restrizioni sul tempo di utilizzo. Nella presentazione della Commissione è stata indicata anche una limitazione a un’ora al giorno.
Dai 15 ai 18 anni cambierebbe ancora il regime. I giovani potrebbero avere un proprio account, ma le piattaforme sarebbero chiamate a rispettare obblighi più stringenti di “safe design”, cioè di progettazione dei servizi tenendo conto della sicurezza dei minori.
L’obiettivo è quindi spostare una parte significativa della responsabilità dalle famiglie alle piattaforme: non soltanto controllare che gli utenti abbiano l’età richiesta, ma progettare servizi che riducano i rischi per chi è minorenne.
Il progetto si inserisce in un intervento più ampio sull’esperienza digitale dei giovani. Le anticipazioni della Commissione riguardano infatti anche videogiochi, piattaforme di condivisione video e chatbot basati sull’intelligenza artificiale, oltre ai social network.
Il tema non riguarda dunque soltanto Facebook, Instagram o TikTok. La discussione europea si sta allargando a un ecosistema digitale nel quale bambini e adolescenti possono trascorrere molte ore tra contenuti audiovisivi, videogame e sistemi di intelligenza artificiale.
La Commissione sta inoltre lavorando su strumenti europei per la verifica dell’età, un elemento centrale per rendere concretamente applicabili le nuove soglie. L’obiettivo è evitare che l’accesso alle piattaforme dipenda esclusivamente da un’autodichiarazione dell’utente.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento di von der Leyen riguarda il rapporto tra istituzioni e grandi piattaforme tecnologiche.
La presidente della Commissione ha annunciato un cambio di impostazione: saranno le piattaforme a dover dimostrare che i loro servizi sono sicuri per i minori, anziché limitarsi a intervenire dopo che un problema si è verificato.
Il principio si collega alla più ampia idea di safety by design: le caratteristiche dei servizi digitali dovrebbero essere progettate fin dall’inizio tenendo conto dei rischi per gli utenti più giovani.
Nel mirino ci sono in particolare quelle funzionalità che possono favorire un utilizzo prolungato e continuo delle piattaforme, come alcuni meccanismi di raccomandazione dei contenuti, lo scorrimento senza fine e le notifiche. Il tema sarà inoltre collegato al futuro Digital Fairness Act, che la Commissione prevede di proporre in autunno e che dovrebbe affrontare più in generale le pratiche digitali considerate problematiche.
Nel suo discorso, von der Leyen ha legato l’iniziativa alle conseguenze che l’uso intensivo degli strumenti digitali può avere sui più giovani. Ha citato perdita del sonno, ansia, autolesionismo e casi di bullismo online, sottolineando la necessità di restituire ai ragazzi tempo per vivere esperienze al di fuori dello schermo.
La presidente della Commissione ha anche ricordato il caso di Oléa, una ragazza belga di 14 anni morta suicida un mese prima del discorso, presentandolo come una tragedia collegata al cyberbullismo e alla quale la madre della ragazza ha pubblicamente associato la presenza pervasiva dei social.
Il riferimento a episodi di questo tipo mostra quanto il tema della sicurezza digitale dei minori sia diventato una questione politica centrale nell’Unione.
È importante però distinguere l’annuncio dalla sua applicazione concreta. Il Kids Act non è ancora una legge europea in vigore. La Commissione deve presentare formalmente il progetto legislativo e, successivamente, la proposta dovrà essere esaminata attraverso il normale iter dell’Unione europea, con il coinvolgimento del Parlamento europeo e degli Stati membri.
Anche alcuni dettagli potranno quindi cambiare durante il negoziato. Le anticipazioni fornite dalla Commissione delineano già l’architettura del sistema, ma soglie, strumenti tecnici e modalità di applicazione dovranno essere definiti nel testo legislativo e nel successivo confronto istituzionale.
Con il Kids Act, Bruxelles punta dunque a introdurre un modello comune per la protezione dei minori online, evitando che ogni Paese proceda con regole completamente diverse.
La logica è quella di una protezione progressiva per fasce d’età: nessun social sotto i 13 anni, accesso limitato e sotto controllo dei genitori tra i 13 e i 15, maggiore autonomia dai 15 anni ma con obblighi di sicurezza rafforzati fino alla maggiore età.
La partita, però, non si giocherà soltanto sulla soglia anagrafica. Saranno altrettanto importanti la verifica dell’età, la tutela della privacy, il ruolo dei genitori e soprattutto il modo in cui le piattaforme dovranno modificare concretamente i propri servizi.
Il messaggio politico lanciato da Strasburgo è chiaro: la sicurezza dei minori deve diventare una responsabilità strutturale delle piattaforme digitali, non soltanto una questione lasciata alle singole famiglie. Il passaggio dalle parole alle regole dipenderà ora dal testo definitivo del Kids Act e dal successivo iter legislativo europeo.
