AgenPress. In Italia il blocco dei diritti non nasce dall’assenza di consenso sociale. Al contrario, uno dei dati più significativi emersi dal nuovo report di Semia Fondo delle Donne, Cittadinanze sospese. Indagine tra riconoscimento formale ed esercizio dei diritti in Italia, mostra un ampio sostegno dell’opinione pubblica verso molte aree di diritto che il sistema politico, però, non riesce a tradurre in norme effettive e accessibili.
Ne emerge un quadro profondamente contraddittorio: mentre una larga parte della popolazione si dichiara favorevole all’uguaglianza di genere, alla libertà delle persone LGBTQIA+ e alla legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza, il sistema istituzionale fatica a trasformare questi orientamenti in politiche e in diritti concreti.
I dati sull’IVG ne sono un esempio evidente. Oltre il 70% della popolazione italiana sostiene la legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza — una quota ben superiore alla media mondiale del 56% — ma la legge 194/1978 si deteriora nei fatti senza alcun aggiornamento normativo. Alle crescenti percentuali di medici obiettori (57,1%), anestesisti (35,1%) e altro personale sanitario (30,9%) si aggiunge il fatto che, su 540 strutture autorizzate con reparto di ostetricia e ginecologia, quasi il 40% non eroga il servizio. Il risultato è una mobilità sanitaria forzata: nel 2023, 3.451 donne hanno dovuto spostarsi fuori dalla propria regione per accedere all’IVG; il 26,4% proveniva dalla Basilicata, il 14,2% dal Molise e il 13,9% dall’Umbria. Inoltre, soltanto quattro regioni hanno recepito le linee guida sulla deospedalizzazione dell’IVG farmacologica, mentre i contraccettivi continuano a non ricevere una copertura economica estesa e generalizzata da parte del Servizio sanitario nazionale.
La ricerca, curata da Massimo Prearo, Giulia Marchese, Marta Nicolazzi e Aurora Perego, incrocia quattro livelli di analisi — posizionamento internazionale, opinione pubblica, vissuti delle persone vulnerabilizzate e produzione legislativa — attraverso fonti nazionali ed europee e un dataset originale di 1.224 atti legislativi tra XVII e XIX legislatura.
L’analisi dei processi normativi, sviluppata su oltre dieci anni, delinea un vero e proprio “imbuto legislativo”: i diritti entrano nel dibattito pubblico, vengono discussi e spesso sostenuti dalla popolazione, ma, nonostante le numerose iniziative legislative, le proposte raramente completano il proprio iter parlamentare. Il report definisce questa dinamica un “deficit di conversione”: una frattura crescente tra società e istituzioni, nella quale il consenso sociale non trova corrispondenza né nella produzione normativa né nell’accesso reale alle tutele.
Sono questi i sintomi di una “democrazia imperfetta”: un sistema in cui i diritti possono essere formalmente riconosciuti senza essere garantiti in modo pieno, uniforme e accessibile. La ricerca mostra come l’erosione delle tutele non avvenga soltanto tramite divieti espliciti o l’assenza di nuove leggi, ma anche attraverso meccanismi meno visibili: mancata applicazione delle norme, accesso diseguale ai servizi, priorità istituzionali selettive e progressivo indebolimento dei diritti già esistenti.
In questo contesto, l’impatto maggiore ricade soprattutto sulle donne, sulle persone LGBTQIA+, sulle persone razzializzate, migranti, con disabilità e sulle soggettività economicamente vulnerabili: una condizione di crescente marginalizzazione che il report definisce “cittadinanza sospesa”.
«Il movimento femminista denuncia da tempo il restringimento dello spazio civico e democratico in Italia, aggravato dall’espansione di narrative anti-diritti e dall’influenza crescente di reti politiche e culturali conservatrici attive sui temi della famiglia, dell’educazione, della salute riproduttiva e dei diritti LGBTQIA+», dichiara Miriam Mastria, direttrice di Semia Fondo delle Donne. «Con questo report abbiamo voluto costruire un’analisi ampia e rigorosa, capace di dare sostanza e dati concreti a queste preoccupazioni».
L’indagine si inserisce in un contesto internazionale di arretramento democratico: negli ultimi vent’anni, libertà civili e diritti politici hanno registrato un progressivo peggioramento a livello globale. Anche l’Italia, pur rimanendo formalmente una democrazia liberale, è oggi classificata tra le flawed democracies, le “democrazie imperfette”, dove il riconoscimento formale dei diritti non coincide necessariamente con il loro esercizio effettivo.
Attraverso una prospettiva femminista e intersezionale, il report analizza come genere, cittadinanza, classe, sessualità e disabilità si intreccino nella distribuzione concreta di diritti, protezioni e possibilità di partecipazione democratica.
La conferenza stampa di presentazione del report si terrà il 9 giugno; seguirà un momento pubblico di confronto sui temi emersi dalla ricerca, a partire dai dati raccolti e presentati da studiose e rappresentanti delle soggettività maggiormente esposte ai processi di esclusione.
9 giugno 2026
🕣 Ore 10.30
📍 Casa Internazionale delle Donne, Sala Tosi – Roma
🎤 Introducono: Silvia Menecali, sociologa e attivista femminista e Paola De Leo, presidente Semia Fondo delle Donne
Ne discutono:
🎤 Massimo Prearo, politologo ed esperto in movimenti LGBTQA+
🎤 Giulia Marchese, data scientist e ricercatrice, esperta in diritti riproduttivi
🎤 Conclusioni e Q&A con Camilla Speriani, consigliera, Semia Fondo delle Donne
