Alluvione tra Nepal e Tibet, 95 morti e centinaia di dispersi: la Farnesina verifica la presenza di 90 italiani

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Una violenta alluvione ha devastato il distretto di Rasuwa, nel nord del Nepal, al confine con il Tibet. Il bilancio provvisorio è di 95 morti, mentre 384 viaggiatori risultano irreperibili, tra cui 291 cittadini stranieri. La Farnesina è al lavoro per verificare le condizioni dei circa 90 italiani registrati nell’area.


AgenPress. È una corsa contro il tempo quella scattata nelle ultime ore tra Nepal e Tibet dopo la devastante piena che ha colpito il distretto di Rasuwa e le zone circostanti. Il fiume Bhote Koshi è esondato con una violenza improvvisa, travolgendo abitazioni, strade, ponti e infrastrutture, compresi alcuni impianti idroelettrici. Il bilancio fornito dalle autorità nepalesi è salito a 95 vittime, ma il numero potrebbe aumentare con il proseguire delle ricerche.

La situazione è particolarmente grave nella località di Timure, vicino al confine con la Cina, dove risultano dispersi anche 32 appartenenti alla polizia nepalese e all’Armed Police Force. Altre 60 persone impegnate nel progetto idroelettrico Langtang Khola risultano inoltre irreperibili.

A preoccupare sono soprattutto le informazioni sui viaggiatori presenti nella regione. Secondo i dati diffusi dal Nepal Tourism Board, sono 384 i viaggiatori che risultano al momento irreperibili: 291 stranieri e 93 cittadini nepalesi. Tra gli stranieri figurano numerosi cittadini indiani, oltre a persone provenienti da altri Paesi. Il dato resta provvisorio e potrebbe essere aggiornato nelle prossime ore.

La zona colpita è attraversata da importanti itinerari turistici diretti verso il Tibet e il monte Kailash. Proprio la presenza di turisti e lavoratori stranieri rende particolarmente complessa la verifica delle persone coinvolte.

L’Italia segue con attenzione l’evolversi dell’emergenza. La Farnesina ha comunicato che, sulla base delle registrazioni effettuate attraverso il sistema “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 i cittadini italiani presenti tra Nepal e Tibet nell’area interessata dalla calamità.

L’Unità di Crisi è in contatto con il Consolato Generale d’Italia a Calcutta, il Consolato Onorario a Kathmandu e l’Ambasciata italiana a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di connazionali e fornire assistenza.

Al momento, inoltre, due turisti italiani con la loro guida risultano bloccati a monte di una frana che ha interrotto una strada. I tre sono in contatto con il Ministero, secondo quanto riferito dalla Farnesina.

Tra le ipotesi avanzate dagli esperti c’è quella di una valanga di ghiaccio e roccia che avrebbe interessato il fiume Lhende Khola, provocando un’improvvisa massa d’acqua confluita nel sistema del Bhote Koshi. Secondo alcune ricostruzioni, un terremoto potrebbe avere contribuito a innescare il fenomeno. Le cause precise sono tuttavia ancora oggetto di accertamento.

Il rischio non sarebbe inoltre completamente superato: un’ostruzione ancora presente a monte del fiume potrebbe provocare una nuova ondata di piena. Per questo le autorità hanno invitato la popolazione delle aree più esposte a mantenersi lontana dai corsi d’acqua e, dove necessario, a spostarsi verso zone più sicure.

La stessa emergenza ha interessato il versante cinese della frontiera. Una frana ha colpito Gyirong Port, importante valico commerciale tra Tibet e Nepal, danneggiando strade, collegamenti e infrastrutture. Le autorità cinesi hanno mobilitato centinaia di soccorritori per le operazioni di emergenza.

Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di attivare i massimi sforzi per le operazioni di soccorso, mentre le autorità di Pechino stanno lavorando per individuare le persone coinvolte e garantire assistenza nelle zone isolate.

Le operazioni di ricerca restano però difficili. Il fango e i detriti hanno ostruito diverse vie di accesso e le condizioni del territorio montuoso rendono complicati anche gli interventi con gli elicotteri. E mentre squadre di soccorritori, polizia ed esercito continuano a cercare i dispersi, il bilancio della tragedia resta purtroppo ancora provvisorio.

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