Strage di Erba, Roberta Bruzzone: “Porte della revisione serrate, ma sulla scena elementi perfettamente incompatibili con Olindo e Rosa”

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La criminologa, consulente della difesa dei coniugi Romano, fa il punto a Canale 122 Fatti di Nera, tra la pista alternativa della droga, le criticità della testimonianza Frigerio e la micro-traccia ematica: «Se cade quell’unico elemento oggettivo, la narrazione precipita».


AgenPress. In un approfondimento dedicato alla Strage di Erba, la criminologa e consulente di parte Roberta Bruzzone è intervenuta ai microfoni di Canale 122 Fatti di Nera per fare il punto sulle prospettive giudiziarie, la fragilità delle confessioni e i profili di vulnerabilità delle prove scientifiche e testimoniali alla base della condanna definitiva all’ergastolo di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Invitata a commentare le recenti iniziative e gli esposti volti ad avvalorare una pista legata al traffico di stupefacenti, la dottoressa Bruzzone ha mantenuto un approccio di forte cautela, pur ribadendo la natura professionale e complessa del lavoro portato avanti con oltre sessanta consulenze tecnico-scientifiche: «Non ci nascondiamo che sia molto difficile che questa porta possa aprirsi. Realisticamente ci abbiamo già provato con un corredo di consulenze spaventoso — quasi 60 — che aggredivano qualunque elemento ratificato nelle sentenze di condanna. Oggi bisogna avere oltremodo i piedi per terra e seguire ogni indicazione in maniera molto seria.

La pista alternativa per noi è sempre stata un cavallo di battaglia: abbiamo sempre ritenuto che quella strage, per le peculiari modalità di firma su ogni vittima e per la ferocia e capacità criminale straordinaria mostrata in una scena del crimine molto complessa, debba ricondursi a una matrice criminale decisamente più sofisticata e organizzata rispetto a due persone che fino a quel giorno non avevano neanche una multa non pagata all’attivo».

Ripercorrendo i pilastri su cui si fonda la sentenza di condanna, la consulente si è soffermata sulle criticità dei verbali d’interrogatorio e sull’evoluzione del ricordo del testimone chiave Mario Frigerio: «Olindo Romano riesce alla fine a dare una serie di informazioni abbastanza credibili se non andiamo nel dettaglio, perché ci sono quasi 400 errori nelle sue dichiarazioni. Ma se prendiamo quello che racconta Rosa Bazzi c’è veramente da sobbalzare sulla sedia: Rosa Bazzi non riesce a raccontare quello che è successo. Parlare di credibilità di quelle dichiarazioni oggi fa sorridere rispetto a ciò che la scena restituisce in termini di lettura oggettiva.

Quanto a Frigerio, era la vittima di un tentativo di omicidio terribile. Viene incalzato in maniera assolutamente inadeguata dal luogotenente Gallorini quando è ancora ricoverato in ospedale: fino a quel momento Frigerio non fa il nome di Olindo, anzi descrive un soggetto di etnia araba del tutto incompatibile. Dopo l’incontro con Gallorini la narrazione cambia totalmente. Inoltre, l’intossicazione da monossido di carbonio produce danni successivi rispetto al momento del trauma: la sua prima dichiarazione era nettamente più affidabile

A conclusione dell’intervista, sollecitata sul punto di maggiore vulnerabilità da cui ripartire sotto il profilo peritale, la dottoressa Bruzzone ha evidenziato gli esiti delle analisi svolte unitamente al Dr. Capra: «Il punto più debole è la cosiddetta micro-traccia ematica sub-attingente sul battitacco della Seat Arosa. Per noi quella traccia non esiste, non è stata raccolta lì. Ma nel momento in cui rappresenta l’unico elemento che, dal punto di vista oggettivo, collegherebbe Olindo Romano alla scena del crimine, capite bene che, segnate quella, tutta la narrazione su cui si basa il processo precipita

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