Washington valuta un possibile cambio di strategia nei confronti di Mosca: secondo il New York Times, l’amministrazione Trump starebbe prendendo in considerazione la possibilità di concludere alcuni accordi economici con la Russia già prima della fine della guerra in Ucraina. L’obiettivo sarebbe utilizzare la prospettiva di una normalizzazione dei rapporti economici come incentivo per spingere il Cremlino verso un’intesa.
AgenPress. La notizia, riportata dal New York Times sulla base di fonti vicine ai negoziati, segnala una possibile evoluzione della strategia americana nei confronti di Vladimir Putin. Non si tratterebbe infatti di aspettare la conclusione definitiva della guerra per riaprire i rapporti economici con Mosca, ma di utilizzare proprio la prospettiva di una cooperazione futura come strumento negoziale.
Secondo quanto riferito dal quotidiano americano, tra i settori che potrebbero essere interessati figurano energia, investimenti e altri comparti nei quali le imprese americane e russe potrebbero tornare a collaborare. Gli eventuali accordi, tuttavia, dovrebbero fare i conti con l’attuale regime di sanzioni e con le nuove iniziative legislative discusse dal Congresso.
L’ipotesi rappresenterebbe un cambiamento rispetto all’impostazione sostenuta finora da una parte significativa della politica americana: secondo questa linea, Mosca dovrebbe essere sottoposta a una maggiore pressione economica e militare affinché Putin abbia un incentivo concreto a fare concessioni nei negoziati.
Il nuovo approccio, invece, potrebbe combinare pressione e incentivi economici. L’amministrazione Trump potrebbe cioè continuare a minacciare nuove sanzioni, mantenendo contemporaneamente aperta la prospettiva di una futura normalizzazione dei rapporti con la Russia.
Il New York Times riferisce che l’obiettivo sarebbe anche quello di convincere gli esponenti dell’élite russa favorevoli alla prosecuzione del conflitto che Washington è realmente interessata a ricostruire le relazioni con Mosca. In questa prospettiva, alcuni accordi economici anticipati potrebbero diventare una sorta di “carota” all’interno della strategia negoziale americana.
La possibile apertura economica arriva in un momento particolarmente significativo. Il 16 settembre la Camera dei Rappresentanti americana ha approvato un ampio pacchetto di nuove sanzioni contro la Russia, che ora attende il passaggio successivo previsto dall’iter legislativo.
Il provvedimento prevede misure contro funzionari russi, banche e comparti strategici dell’economia, oltre alla possibilità di imporre tariffe fino al 100% sui Paesi che acquistano petrolio e gas russi, con alcune eccezioni. Il Congresso ha presentato queste misure come uno strumento per aumentare la pressione finanziaria sul Cremlino.
Si crea quindi una situazione apparentemente contraddittoria: da una parte Washington prepara nuovi strumenti di pressione economica; dall’altra valuta la possibilità di riaprire alcuni canali commerciali con Mosca prima ancora della fine della guerra.
La discussione sugli accordi economici si inserisce negli sforzi diplomatici portati avanti dall’amministrazione Trump nelle ultime settimane.
Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato Putin a Mosca e successivamente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kyiv nel tentativo di rilanciare i negoziati.
Il 9 settembre Trump ha inoltre avuto una conversazione telefonica con Putin. Il presidente americano ha definito il colloquio positivo e ha affermato che il leader russo sarebbe interessato a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra.
Finora, tuttavia, non è stato raggiunto un accordo complessivo. Restano aperte questioni fondamentali, tra cui il controllo dei territori occupati, le garanzie di sicurezza richieste dall’Ucraina e le condizioni per un eventuale cessate il fuoco.
Il punto centrale della nuova ipotesi americana è dunque il rapporto tra pressione e incentivi.
Un’eventuale apertura economica prima della fine della guerra potrebbe essere utilizzata da Washington per dimostrare che la normalizzazione con la Russia è concretamente possibile qualora Mosca accetti un percorso verso la pace. Al tempo stesso, anticipare troppo la revoca delle restrizioni o la firma di accordi commerciali potrebbe ridurre, secondo alcuni esponenti dell’amministrazione, la capacità degli Stati Uniti di utilizzare le sanzioni come leva negoziale.
È proprio su questo punto che emergono le maggiori incognite. Non è infatti chiaro quali accordi potrebbero essere conclusi, in quali tempi e soprattutto quali condizioni verrebbero poste alla Russia.
Per il momento, quindi, non si tratta di una normalizzazione già avviata dei rapporti tra Washington e Mosca. Gli accordi economici sono ancora oggetto di discussione e la loro eventuale realizzazione dipenderà dall’evoluzione dei negoziati sulla guerra e dal quadro delle sanzioni americane.
La scelta di anticipare una possibile apertura economica avrebbe comunque un significato politico rilevante: per la prima volta, la prospettiva di un ritorno dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Russia potrebbe essere utilizzata non soltanto come conseguenza della pace, ma anche come strumento per cercare di raggiungerla.
