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Appalti. Torna il subappalto libero e il massimo ribasso. Sindacati pronti alla mobilitazione

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AgenPress – Col decreto Semplificazioni ritornano i subappalti senza soglia. L’attuale limite del 40% – introdotto come deroga al Codice degli appalti e in vigore per tutto il 2021 – scompare per lasciare spazio ad una dicitura più generica sulla cessione totale dei lavori: “il contratto non può essere ceduto”, recita la norma ricalcando fin qui il vecchio codice e “non può essere affidata a terzi – questa la novità – l’integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto”.

La soglia è abrogata anche per gli appalti specialistici “di notevole contenuto tecnologico”. “L’aggiudicazione – si legge nella bozza del decreto – può avvenire sulla base del criterio del prezzo più basso”. Il massimo ribasso è un criterio che storicamente ha avvantaggiato attività illecite, senza garantire la qualità dei lavori e nemmeno un risparmio di costi, dato che poi il “gioco” delle varianti in corso d’opera fa lievitare i costi.

Per le opere del Recovery viene poi abrogato il divieto di affidamento congiunto previsto dal Codice degli appalti. Con il cosiddetto ‘appalto integrato’ si torna al general contractor, l’appaltatore che si occupa in un colpo solo di progettazione, esecuzione e collaudo. Era previsto dalla Legge Obiettivo del governo Berlusconi, definita “criminogena” da Cantone, ma fu reintrodotta dal decreto Sblocca cantieri del Conte 1.

I sindacati si dicono pronti alla mobilitazione, puntando il dito contro il “subappalto libero” e il massimo ribasso. Ma parole dure arrivano anche da Libera di don Ciotti e dall’ala sinistra della maggioranza, con Leu che, con il capogruppo alla camera Federico Fornaro, parla di “Liberalizzare l’utilizzo senza limiti dei subappalti per velocizzare le opere pubbliche è un rimedio ben peggiore del male.

La velocizzazione necessaria per rispettare i tempi del Recovery non può e non deve significare meno sicurezza per i lavoratori e abbassare l’asticella nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata” e l’ex ministro dem De Micheli che chiede al suo partito di intervenire: “il Pd – dice – non può consentire il ritorno del massimo ribasso negli appalti, perché in quelle pieghe si inseriscono le mafie”.

Il provvedimento non rivede solo le regole per gli appalti, ma vuole intervenire su un ampio spettro di procedure che rallentano l’efficienza della macchina pubblica. I cantieri potranno partire più rapidamente, con meccanismi di autorizzazione più snelli e tempi ridotti per il silenzio-assenso. Ma saranno riviste anche le procedure per il ricambio degli impianti per le rinnovabili, spesso oramai datati, si semplificheranno gli interventi contro il rischio frane in montagna e arriverà anche, entro un mese dal varo del decreto, il piano per le infrastrutture per accompagnare la Sardegna nell’addio al carbone.

Con il decreto si istituiranno una serie di strutture ad hoc per dare una corsia preferenziale alle opere del recovery, dalla soprintendenza unica alla supercommissione tecnica per la valutazione di impatto ambientale, ma anche dotando di un “comitato speciale” il Consiglio superiore dei lavori pubblici e rafforzando la banca dati nazionale dei contratti pubblici dell’Anac. Per le opere che saranno individuate come di “particolare complessita’ o rilevante impatto” ci sarà una procedura accelerata per tagliare i tempi tra la presentazione del progetto e l’ok al bando di gara per far partire il cantiere. Saranno anche dimezzati i tempi per il dibattito pubblico.

Per l’edilizia ci saranno poi le novità sulla rigenerazione dei centri storici, consentendo di demolire e ricostruire rispettando però  i parametri pre-demolizione. Ci potranno quindi essere anche “ampliamenti fuori sagoma o innalzamento dell’altezza” purché “nei limiti delle distanze legittimamente preesistenti”. I lavori si potranno realizzare all’interno di “appositi piani urbanistici” e senza toccare i palazzi vincolati. La misura però non soddisfa appieno i sindaci che, spiega il delegato Anci ai lavori pubblici e sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, avevano chiesto interventi più ampi accompagnati anche da “incentivi”.

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