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Bellanova: “Quelle dimissioni hanno fatto il bene del Pese. È stata la scelta giusta”

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ABBIAMO DIMOSTRATO CHE PAURA E RENDITE DI POSIZIONE NON SERVONO L’INTERESSE NAZIONALE


AgenPress. “Quella decisione ha segnato lo spartiacque tra un prima e un dopo.
E conferma quanto ho sempre pensato sulla qualità delle classi dirigenti e della politica necessarie a questo Paese: consapevolezza, coraggio, lucidità, determinazione e assunzione di responsabilità come caratteri essenziali del riformismo. Quel riformismo di cui populisti, sovranisti, massimalisti hanno così paura!

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Quel giorno abbiamo dimostrato che la paura e le rendite di posizione sono cattive consigliere e non servono né l’interesse nazionale né il bene del Paese. E’ stata la scelta giusta”.

Così la presidente di Italia Viva Teresa Bellanova. Viceministra alle Infrastrutture e mobilità sostenibili, nella lettera aperta pubblicata oggi sul suo profilo fb a un anno dalle dimissioni che portarono alla caduta del Governo Conte II e determinarono l’arrivo a Palazzo Chigi del Presidente Draghi.

Furono difficili quelle dimissioni? si chiede Bellanova. “Non ho difficoltà a dirlo”, scrive, “lo furono. Lasciavo un Ministero e un campo di lavoro appassionanti, mesi in cui avevamo seminato tantissimo misurandoci con la centralità di un settore strategico e che proprio nei mesi della pandemia aveva saputo dimostrarsi determinante anche grazie all’apporto delle associazioni con le quali avevamo saputo tessere condivisione e unità d’intenti senza mai venire meno alla autonomia di ciascuno.
E prosegue. “Ho fatto bene, abbiamo fatto il bene del Paese. Una conferma? Le parole in conferenza stampa due giorni fa del Presidente Draghi: prima viene la scuola. Esattamente quanto Italia Viva ha sempre affermato”.

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E ancora: “Non è l’unica conferma della necessità di una decisione quando insieme ad Elena Bonetti, Ivan Scalfarotto, Matteo Renzi spiegammo le ragioni di dimissioni che ai più al momento sembrarono un azzardato salto nel vuoto, costate mesi e mesi di offese e insulti, e che nel corso di questo lungo anno si sono invece confermate una scelta e un’opzione politica che di azzardato non aveva nulla. Sofferta e dolorosa anche sul piano umano sì ma non irresponsabile, caratterizzata com’era da una analisi dello stato delle cose lucidissima e consapevole.

Un’analisi di cui, anche in qualità di capo delegazione, avevo ripetute volte indicato l’urgenza e la necessità come presupposto di una sintonia con il Paese reale attanagliato tra un terrore sconosciuto generato da un evento drammatico come la pandemia e la minaccia di una nuova, imprevedibile crisi economica mentre ancora non si riuscivano a smaltire i postumi dell’ultima. Un deficit di qualità e capacità di governo su cui alla fine, nonostante lunghe ed estenuanti discussioni e mediazioni, non è stato più possibile transigere.

Fu questa analisi a caratterizzare l’intervento in Aula al Senato che segnava la fine del Governo Conte e a spiegare le ragioni che determinavano la nascita del Governo Draghi.
Governo che, noi per primi, abbiamo subito sottolineato come fosse eminentemente politico: perché determinato da una analisi e una scelta politica precise e perché obbligato, considerata l’importanza della posta in gioco e la adesione di forze diverse per storia e cultura, a indicare con assoluta precisione una strategia di rilancio del Paese.

Oggi è chiaro a tutti: non si poteva permettere che le articolazioni dello Stato, dai Ministeri alle Regioni alle autonomie locali, venissero espropriate del governo del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dunque del futuro del Paese. Non si poteva permettere che l’articolazione del processo coincidesse con una gestione opaca e nelle mani di pochi. Bisognava riscrivere il Pnrr, dare una fortissima accelerata alla campagna vaccinale, provare a fare ripartire il Paese, scommettendo sulle sue capacità, sulla qualità e sulla sua forza competitiva”.

Conclude Bellanova: “È stata la scelta giusta”.

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