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Carceri. (SIPPE): “un sistema fallimentare a spese degli italiani onesti”

Agenpress -“Sovraffollamento, suicidi, carenza di poliziotti  penitenziari e scarsità di molte altre figure professionali. Questa è la foto del sistema penitenziario italiano ormai al collasso.” A dichiararlo è Alessandro De Pasquale, Presidente del Sindacato Polizia Penitenziaria SIPPE

 

Il personale di polizia penitenziaria – aggiunge De Pasquale – si trova giornalmente a dover gestire detenuti con disturbi psichici, subendo aggressioni verbali e anche fisiche. Il SIPPE da tempo chiede  un maggiore impegno da parte delle Aziende sanitarie territoriali responsabili della sanità penitenziaria.  

 

In Italia – afferma De Pasquale –  la popolazione  detenuta continua ad aumentare con un tasso del 115%, a fronte di una media europea del 93%. Una significativa percentuale è rappresentata da detenuti stranieri che, secondo il sindacalista del SIPPE, una volta condannati potrebbero scontare la loro pena nel paese di provenienza e non stare in Italia a spese degli italiani. 

 

Altra questione rilevante – aggiunge De Pasquale – è l’utilizzo della custodia cautelare in carcere. Siamo il primo paese con i più alti tassi di persone detenute senza una pena definitiva che, secondo la  Costituzione, sarebbero innocenti sino a sentenza passata in giudicato. In sostanza – denuncia De Pasquale – lo Stato spenderebbe i soldi degli italiani per la custodia giornaliera in carcere di soggetti (sarebbero il 34,5%) non condannati e che potrebbero addirittura essere assolti. La media europea è invece del 23%. 

 

Gli fa eco il Segretario Generale del SIPPE Carmine Olanda che ritiene un errore la chiusura degli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari) perchè molti penitenziari si starebbero trasformando in carceri “contenitori del disagio” come, ad esempio, quelli di Velletri, Latina, Terni, Viterbo, Santa Maria Capua Vetere, Rebibbia, Bari, Trieste, Messina e molti altri della penisola. La gestione dei detenuti più problematici, specie quelli con problemi di salute mentale, non può essere affrontata con i trasferimenti del soggetto perchè di fatto si trasferisce anche il problema, con grave pregiudizio alla sicurezza della polizia penitenziaria e quindi maggiori disagi per tutti. Il problema – afferma Olanda – non può affrontarlo il Capo del Dap o il direttore del carcere ma deve farlo coraggiosamente la politica, mettendo mano, in concreto,  alla sicurezza del sistema penitenziario. 

 

Infine – conclude il Presidente De Pasquale – la politica avrebbe potuto affrontare con legge l’emergenza del traffico di cellulari in carcere ma per ragioni non meglio identificate ha bocciato l’emendamento proposto al decreto sicurezza dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che prevedeva delle pene per chi fosse stato trovato con un cellulare in carcere e per eventuali complici. Ciò dimostra che non c’è volontà di affrontare i problemi del carcere e degli operatori penitenziari, lasciando un sistema così delicato agli eventi quotidiani. Auspichiamo un 2020 migliore per le sorti degli operatori penitenziari e per le carceri italiane. 

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