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Citofonata di Salvini. Pm chiede archiviazione, famiglia accusata di spaccio si oppone

AgenPress –  La ‘citofonata’ di Matteo Salvini a una famiglia del quartiere Pilastro di Bologna, accusata di essere responsabile di spaccio, che andò in scena il 21 gennaio del 2020 a pochi giorni dalle elezioni regionali, è finita in tribunale. Lo riporta la stampa locale bolognese. I genitori del ragazzino che rispose al citofono, all’epoca minorenne, presentarono querela per diffamazione e dopo che l’ex ministro dell’Interno è finito indagato, un atto dovuto, al termine delle indagini il pm Flavio Lazzarini ha chiesto di archiviare il fascicolo.

La citofonata  deve collocarsi in un contesto di campagna elettorale per le Regionali in Emilia-Romagna e la sua condotta chiama dunque in causa la scriminante dell’esercizio del diritto di critica politica.

Il pm Roberto Ceroni e il procuratore Giuseppe Amato sottolineano che dalla visione delle immagini non si arriva all’identificazione delle persone accusate. Ma soprattutto “l’episodio – scrivono i pm – si verifica in clima di piena campagna elettorale in cui, sul tema della pubblica sicurezza, le contrapposte fazioni politiche hanno sicuramente avuto modo di prendere posizione nelle rispettive campagna”. Obiettivo dunque era “la critica alla precedente amministrazione in un momento in cui l’amministrazione deve essere rinnovata”.

In questo senso, la valutazione tiene conto sia della sostanziale verità del fatto narrato (quanto meno sulla base degli elementi a disposizione), sia di un interesse pubblico alla conoscenza e diffusione dell’informazione (quanto meno nei suoi termini astratti così come emersi) sia della continenza del linguaggio usato. Salvini, evidenzia la richiesta di archiviazione, ricevette dalla donna foto e video della situazione al Pilastro, e questo è testimonianza di come, secondo i pm, “ormai stremata dalla situazione percepita nel quartiere di residenza e dalla mancanza di riscontro alle molteplici denunce e esposti fatti, avesse realmente intenzione di investire la ‘politica’ di un tema quale la sicurezza pubblica indubbiamente rilevante e degno di pubblico interesse”. Il senatore Salvini, dunque, ha fatto proprie queste istanze di una donna “che da anni si espone” e “con documentazione alla mano”.

Contro questa scelta ha presentato opposizione il legale della famiglia, l’avvocato Filomena Chiarelli. L’udienza non è ancora stata fissata. Nel gennaio di quest’anno i genitori del ragazzino che rispose al citofono all’ex ministro sono stati arrestati perché trovati in possesso di hashish e marijuana, oltre a soldi falsi e proiettili. Accuse che gli sono costate una condanna a 2 anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, al termine del processo di primo grado, che si è svolto in abbreviato. Sulla vicenda pende anche una causa civile intentata dall’avvocata Cathy La Torre, che assiste il figlio della coppia, nel frattempo diventato maggiorenne.

 

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