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Corte dei Conti: differenze nord-sud nell’utilizzo risorse di riqualificazione

AgenPress. La Corte dei Conti segnala ritardi nell’uso delle risorse negli interventi promossi dal 1999 al 2006 per colmare le carenze di standard di salute e di qualità dei servizi delle città nel Centro-Sud: sono stati conclusi solo 20 interventi su 258.
Si tratta in particolare della relazione della Corte dei Conti sulla verifica di attuazione – al 2018 – del Piano straordinario del Ministero della salute e della Relazione sugli “Interventi di riorganizzazione e riqualificazione dell’assistenza sanitaria nei grandi centri urbani”.
“Le risorse stanziate dal 1999 fino alla legge finanziaria del 2006 – rileva la Corte dei Conti – per il perseguimento di standard di salute, di qualità e di efficienza dei servizi da erogare soprattutto nei centri urbani delle aree centro-meridionali dell’Italia che, al riguardo, registrano ancora sensibili ritardi rispetto alle grandi metropoli” del nord, sono state circa 1 miliardo e 200 milioni di euro”.
Degli originari 302 interventi, 258 quelli effettivi, i conclusi sono 20, in corso 23, in sospeso 10, non iniziati 19.
“In molti casi – segnala sempre la Corte dei Conti – le risorse statali sono state impegnate per le costruzioni di nuovi ospedali cofinanziati anche con stanziamenti regionali o con fondi comunitari”.
Durante l’istruttoria la Corte ha, fra l’altro, controllato lo stato dei lavori di alcuni ospedali del centrosud e tra le problematiche si rilevano “marcate differenze tra regioni del sud e quelle del centro-nord, con prevalente concentrazione di tali dotazioni strumentali in queste ultime”.
Sono state anche esaminate le attività intraprese con i fondi erogati alle Regioni ai sensi dall’art.71 della legge n. 448/98, sulla base del Piano straordinario del Ministero della Salute, verificando lo stato di attuazione al 2018 di tale Piano, con riguardo ai profili finanziari, alla realizzazione delle opere finanziate ed al conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla legge, con specifici aggiornamenti al 2020.
Anche dal punto di vista operativo, – segnala la Relazione – “gli stati di avanzamento delle iniziative mostrano sensibili difformità a livello regionale nell’utilizzo delle risorse, mentre dall’analisi gestionale incentrata sull’effettiva utilizzazione dei fondi statali, con il coinvolgimento di diversi livelli istituzionali/amministrativi, è emerso che le aziende ospedaliere non sono in grado di soddisfare le esigenze di intercambiabilità del personale, con particolare riguardo per le figure professionali di tipo tecnico”.
Pertanto la Corte dei conti “raccomanda al Ministero di non limitarsi a svolgere un ruolo di ‘mero finanziatore’ delle Regioni, ma a sviluppare, nell’espletamento dei suoi compiti, azioni di coordinamento, vigilanza e controllo, al fine di stimolare gli Enti ritardatari a portare a termine il programma”.
Secondo la Corte dei Conti è inoltre opportuno “introdurre modifiche normative per l’implementazione delle competenze intestate all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), sia in materia di supporto tecnico-contabile alle Regioni e agli enti in piano di rientro al fine di contenere la spesa per forniture di servizi di advisory contabile da parte di soggetti privati, che in tema di riduzione delle liste di attesa e di coordinamento a livello nazionale per le valutazioni di HTA (metodiche legate allo studio delle nuove tecnologie sanitarie da introdurre nel Paese)”.
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