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Covid. Rapporto Usa. Plausibile fuga da laboratorio Wuhan. Xi Jinping ha coperto un crimine

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AgenPress – Un rapporto segreto sulle origini del Covid-19, redatto nel maggio del 2020 da un importante laboratorio del governo Usa, concluse che la teoria del virus fuggito da un laboratorio di Wuhan era verosimile e avrebbe dovuto essere ulteriormente indagata. Lo riporta il Wall Street Journal.

La tesi viene ribadita da David Asher, ex consulente del governo degli Stati Uniti, che da settembre 2020 a gennaio 2021, con l’amministrazione Trump, ha diretto l’inchiesta del Dipartimento di Stato Usa sulle origini del Covid 19.

In un’intervista ad Adrien Jaulmes, pubblicata su “Repubblica”, si torna quindi a ipotizzare “un’origine accidentale della pandemia”, che solo fino a qualche mese fa “era considerata alla stregua di una teoria del complotto”. D’altra parte sulla questione Joe Biden “ha chiesto un’indagine approfondita”. Come mai? Secondo Asher il presidente degli Stati Uniti ha “semplicemente deciso di rivalutare il nostro lavoro”.

Asher ricorda come la sua inchiesta avesse rivelato che “all’inizio di novembre 2019 diversi dipendenti dell’Istituto di virologia di Wuhan si erano ammalati con una sintomatologia simile a quella dell’influenza o del Covid. Crediamo che almeno tre di loro siano stati ricoverati, ma potrebbero essere molti di più. E’ probabile che, da ottobre, tutti siano stati contagiati dal Covid. Da allora, molti ricercatori dell’Istituto di virologia sono scomparsi: forse sono morti, o forse li hanno fatti sparire. Altri sono stati premiati. Fra di loro il dottor Shi Zhengli, che dirige il Centro per le malattie infettive emergenti di Wuhan”.

Secondo Asher l’atteggiamento della Cina è stato “problematico” fin dall’inizio. “Ci si domanda – chiarisce – perché la Cina si comporti in maniera così sospetta, se non ha nulla da nascondere. La fuga da un laboratorio non è certa al 100%, ma a questo punto è la sola ipotesi che abbia un senso e che sia coerente con le informazioni in nostro possesso”.

Asher ricorda quindi che risale al 2007 l’inizio dell’interesse dell’esercito cinese alla “guerra biologica come guerra del futuro”. Dal 2010 sono cominciate “relazioni sulle ricerche nel campo della difesa biologica, condotte dall’Istituto di virologia di Wuhan. A partire dal 2016, più nulla”. Secondo Asher insomma è importante conoscere l’origine del Covid perché “non si tratta solo di una tragedia, ma di un crimine. Il ruolo della Cina e la deliberata disinformazione nei confronti del mondo intero sono al centro della questione”. La responsabilità, sottolinea, è di “Xi Jinping e dei suoi accoliti”. Quindi, chiarisce, “credo sia necessario imporre sanzioni alla Cina e mettere in atto un controllo internazionale molto più severo sulla ricerca virologica”.

“La nostra inchiesta ci aveva permesso di scoprire che all’inizio di novembre del 2019 diversi dipendenti dell’Istituto di virologia di Wuhan si erano ammalati con una sintomatologia simile a quella dell’influenza o del Covid. È probabile che, a partire da ottobre, tutti siano stati contagiati dal Covid-19. Da allora, molti ricercatori dell’Istituto di virologia sono scomparsi: forse sono morti, o forse li hanno fatti sparire”, ha spiegato Asher, secondo cui “le autorità cinesi hanno tentato di controllare un incidente di laboratorio avvenuto a ottobre 2019, forse prima, e non ci sono riuscite”.

Asher ha sottolineato che “a partire dal 22 o dal 23 gennaio, del caso di Wuhan si è fatto carico l’esercito popolare cinese. La persona scelta per coordinare le operazioni è il generale di divisione Chen Wei, specialista in armi biologiche” e ciò dimostrerebbe che l’Istituto di Wuhan “aveva legami con la ricerca militare cinese”. Secondo Asher, infine, “il popolo cinese non ha responsabilità, ma Xi Jinping e i suoi accoliti sì. Credo che sia anche necessario imporre sanzioni alla Cina e mettere in atto un controllo internazionale molto più severo sulla ricerca virologica”.

C’è poi il rapporto di un laboratorio del governo Usa che giudica l’ipotesi di fuga del virus “plausibile” e ritiene che l’eventualità “meriti ulteriori indagini”,  scrive il “Wall Street Journal” citando fonti al corrente del documento classificato. Lo studio è stato realizzato a maggio 2020 dal Lawrence Livermore National Laboratory della California ed è stato utilizzato dallo stesso Dipartimento di Stato Usa nell’indagine.

Secondo l’indagine la doppia sequenze CGG presente nel genoma del Covid, quella che lo rende particolarmente aggressivo, non è mai stata rinvenuta in nessun altro coronavirus. Viene invece normalmente utilizzata dagli scienziati per modificare artificialmente il genoma. Il risultato è che la proteina Spike del virus viene alterata rendendo più facile al virus stesso iniettare materiale genetico nelle cellule umane. Tale studio, scrive il Wsj, sta suscitando nuovo interesse nel Congresso. Due gli scenari presi in considerazione dall’intelligence Usa: un incidente di laboratorio e un contatto umano con un animale infetto.

L’ipotesi del responsabile dell’inchiesta Usa è che le autorità di Pechino abbiano “tentato di controllare un incidente di laboratorio avvenuto a ottobre 2019, forse prima, e non ci siano riuscite”. Poi, dal 22 o 23 gennaio, del caso “si è fatto carico l’esercito popolare cinese. La persona scelta per coordinare le operazioni è il generale di divisione Chen Wei, specialista in armi biologiche. Il suo vice è il colonnello Cao Wuchun, massimo esperto di epidemiologia dell’esercito cinese, che era anche il principale consigliere dell’Istituto di virologia di Wuhan. Si tratta di una prova pesante del fatto che l’Istituto aveva legami con la ricerca militare cinese”.

 

 

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