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Dopo 203 giorni e 470 mln di km, il rover Perseverance è su Marte. C’è mai stata vita?

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AgenPress – Poco prima delle 22 di giovedì, il rover Perseverance della NASA ha raggiunto il suolo di Marte, dopo avere viaggiato per 203 giorni coprendo una distanza di oltre 470 milioni di chilometri, un lungo viaggio iniziato la scorsa estate.

Il rover, grande più o meno quanto un SUV, ha effettuato una manovra piuttosto complessa in pochi minuti per rallentare la sua corsa e raggiungere la superficie marziana. Nei prossimi anni, Perseverance ci aiuterà a rispondere alla domanda se mai c’è  stata vita su Marte.

La missione, che si chiama Mars 2020, ha richiesto più di sette anni di preparazione ed è una delle iniziative più ambiziose portate avanti dalla NASA negli ultimi anni. Raggiungere Marte non è semplice e far depositare qualcosa sulla sua superficie è ancora più complicato, come sanno bene le agenzie spaziali che ci hanno provato finora. Gli Stati Uniti sono infatti a oggi l’unico paese ad avere realizzato con successo atterraggi controllati, portando diversi rover su Marte. Il più grande di tutti, Curiosity, è ancora attivo dopo il suo arrivo nel 2012 e sta raccogliendo preziose informazioni sul pianeta.

Perseverance sembra essere tale e quale a Curiosity, sia per le dimensioni (3 metri di lunghezza per 2,7 di larghezza) sia per la forma, con il suo set di sei ruote e la caratteristica torretta con le telecamere e altri sensori in cima.

Le ruote sono state per esempio riprogettate per fare in modo che Perseverance si possa muovere più facilmente tra le asperità del suolo marziano, e le fotocamere sono state sostituite con sensori molto più definiti rispetto a quelli di Curiosity. Questo significa che quando il rover sarà attivo, potrà inviare verso la Terra immagini ad alta definizione che ci consentiranno di osservare Marte come non avevamo mai potuto fare prima. Arriveranno immagini straordinarie non solo esteticamente, ma anche per realizzare analisi più accurate sulla composizione e la conformazione del suolo nell’area del cratere Jezero.

I ricercatori della NASA hanno scelto questa zona di Marte non a caso: le osservazioni condotte grazie alle sonde che orbitano intorno al pianeta, inviate negli scorsi anni, fanno ritenere che Jezero un tempo ospitasse un fiume, che sfociava in un lago. Il corso d’acqua potrebbe avere portato con sé sedimenti e minerali che nel lago avrebbero potuto costituire il giusto mix per alimentare microbi e forse altre forme di vita.

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