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Falcone. Il ricordo di Mattarella, “o si sta contro mafia o si è complici. Lo Stato sia vigile”

AgenPress – “O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative”. Così il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, intervenuto alla cerimonia commemorativa che si è svolta nell’Aula Bunker del carcere dell’Ucciardone, nel corso della quale hanno preso la parola: Maria Falcone, Presidente della Fondazione Falcone; Luciana Lamorgese, Ministro dell’interno; Marta Cartabia, Ministro della giustizia; Lamberto Giannini, Capo della Polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza; Patrizio Bianchi, Ministro dell’istruzione.

Dall’Aula Bunker si sono collegati con le scuole vincitrici del concorso “Cittadini di un’Europa libera dalle mafie” promosso dalla Fondazione Falcone e dal Ministero dell’istruzione.

La cerimonia si è conclusa con l’intervento del Capo dello Stato.

Mattarella è giunto, quindi, alla caserma “Pietro Lungaro” dove, all’interno del Reparto scorte, ha deposto una corona ai piedi della lapide commemorativa delle vittime delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio.

Per Mattarella “nessuna zona grigia, nessuna omertà né tacita connivenza: o si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi, non vi sono alternative. La mafia teme, certamente, le sentenze dei tribunali. Ma – ha aggiunto – vede come un grave pericolo per la sua stessa esistenza la condanna da parte degli uomini liberi e coraggiosi”.

“La mafia esiste ancora, non è stata sconfitta. E’ necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato”, ha aggiunto.  “La mafia, diceva Antonino Caponnetto, teme la scuola più della Giustizia, l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa. Una organizzazione criminale, che ha fatto di una malintesa, distorta e falsa onorabilità il suo codice di condotta, in questi ultimi decenni ha perduto terreno nella capacità di aggregare e di generare, anche attraverso il terrore, consenso e omertà tra la popolazione – ha aggiunto – La mafia, può essere definitivamente sconfitta, realizzando così la lucida profezia di Giovanni Falcone”.

“In questa giornata, così significativa e partecipata, ricordiamo – nel nome di Falcone e Borsellino – tutti gli uomini e le donne che sono stati uccisi dalla mafia. Magistrati ed esponenti politici; sindaci e amministratori; giornalisti e testimoni; appartenenti alle forze dell’ordine e alla società civile; servitori dello Stato e cittadini che hanno detto no al pizzo; collaboratori di giustizia, loro familiari, persino persone che passavano per caso in un luogo di attentato”, ha detto ancora.

“Il loro numero è impressionante, una lista interminabile, una scia di sangue e di coraggio, che ha attraversato dolorosamente la nostra storia recente. La loro morte ha provocato lutti, disperazione, sofferenze. Non li possiamo dimenticare – ha detto – Ognuno di loro ha rappresentato un seme e chiede decisi passi avanti verso la liberazione e il riscatto. Falcone e Borsellino erano due magistrati di grande valore e di altissima moralità. L’intelligenza e la capacità investigativa erano valorizzate e ingigantite da una coscienza limpida, un attaccamento ai valori della Costituzione, una fiducia sacrale nella legge e nella sua efficacia”. Per Mattarella “la mafia volle eliminarli non soltanto per la loro competenza nella lotta alla criminalità organizzata, per la loro efficienza, per la loro conoscenza dei metodi e delle prassi del crimine organizzato”. “Li assassinò anche perché erano simboli di legalità, intransigenza, coraggio, determinazione. Erano di stimolo e di esempio per tanti giovani colleghi magistrati e per i cittadini, che li amavano e riponevano in loro fiducia e speranza – ha proseguito – Sono rimasti modelli di stimolo e di esempio. A Falcone, a Borsellino, a tante nobili figure di magistrati caduti vittime perché avvertivano alta la responsabilità del ruolo e della dignità della funzione di giustizia, guarda il complesso della Magistratura italiana. Ad essi si ispira il lavoro tenace di tanti magistrati, presidio di legalità. A figure di magistrati come loro la società civile guarda con riconoscenza. Vi guarda come lezioni che consentono di nutrire fiducia nella giustizia amministrata in nome del popolo italiano”.

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