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Lettera Aperta – Il Presepe è simbolo della tradizione e della devozione popolare

AgenPress. Gentile Direttore,
auguri di Santo Natale a Lei, ai Suoi lettori e alla redazione dell’agenzia di stampa che dirige. Non voglio recitare, durante le Sante festività, la parte del Bastian contrario, mi preme però intervenire sul Presepe.

Il Presepe è simbolo della Tradizione e della devozione popolare, di quella che si definisce la “fede dei semplici” (Benedetto XVI). Con stupore ho visto le foto di numerosi presepi ed interpretazioni a dir poco personali, se non cervellotiche. E’ da qualche anno che in verità vige la discutibile moda del presepe contestualizzato rispetto agli avvenimenti della contemporaneità.

Però questa volta ritengo sommessamente e senza vis polemica, che sia stato sorpassato il segno.

Nell’ordine ho visto presepi ultramoderni con marziani (giudicato esteticamente dubbio da molti critici di arte sacra, persino sacerdoti e docenti qualificati) mascherine, gel, e da ultimo quello con i Magi recanti il vaccino al Bambino.

A tutto esiste un limite, quest’ ultimo col vaccino (Orvieto) rasenta la blasfemia. Già, il Salvatore che viene e si incarna per noi, credenti e non, è il Tutto Santo colui che nel Vangelo ci libera dalle malattie di anima e corpo. Dare il vaccino a Gesù ha una duplice valenza negativa: o dirgli che infetta o che a sua volta è infettato. Essendo Uomo, ma di natura Divina (è l’abc della teologia) non si comprende come possa essere infetto o infettato. Gesù Figlio di Dio, e terza Persona della SS. Trinità, è taumaturgo per elezione.
Il problema di queste derive sul presepe, ma avvengono ormai in liturgia e in ogni dove, sussiste nella scarsa vigilanza e ritengo, lo dico con umiltà, che i superiori ecclesiastici dovrebbero usare maggior cautela e presenza.

Due parole sui vaccini che i presepi hanno tirato in ballo. Chi scrive è politico, ma anche medico. Non sono contro il vaccino in genere, anzi i vaccini hanno migliorato la qualità di vita.

Tuttavia, occorre evitare il pensiero unico sul vaccino, specie in relazione alla cosiddetta variante britannica. Domanda: ci sono controindicazioni, è stato usato il tempo necessario? Siamo del tutto sicuri? Non era forse il caso, assieme al vaccino, di dare il meglio per una risposta terapeutica che costa meno e rende ancor meno in termini di profitti per le case farmaceutiche?
Ringrazio sin da ora per la cortese ospitalità, augurando buon Natale

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò

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