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Manovra. Quota 102 soltanto per il 2022. Cgil, andrebbero in pensione meno di 10mila persone

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AgenPressQuota 102 soltanto per un anno, il 2022. E’ la proposta che sarebbe stata fatta dal governo nel corso della cabina di regia sulla manovra. Il dibattito sul punto sarebbe ancora adesso in corso. In aggiunta alla Quota transitoria di un solo anno, verrebbe istituito un fondo per traghettare i lavoratori penalizzati dai nuovi requisiti.

Con quota 102 nel 2022 dovrebbero andare in pensione meno di 10mila persone secondo i calcoli della Cgil. La platea teorica dovrebbe aggirarsi su 20mila persone ma come per Quota 100 non chiederanno di andare in pensione tutti coloro che avranno i requisiti.

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Potranno uscire l’anno prossimo le persone che hanno compiuto 64 anni con 38 anni di contributi quindi potranno usufruire della misura coloro che avevano l’età per Quota 100 ma non abbastanza contributi.

Negli anni successivi si dovrebbe andare a 65 anni sempre con 38 di contributi e poi 66 nel 2024. Nel 2025 dovrebbe rimanere per la pensione anticipata solo la possibilità di uscire con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne) oltre a tre mesi di finestra mobile mentre il resto delle persone dovrebbe uscire con la vecchiaia a 67 anni.

Il Governo ha confermato ai sindacati l’intenzione di stanziare per il capitolo solo 600 milioni per il 2022 e ciò di fatto limiterà molto le uscite.

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Fino a quest’anno infatti a queste possibilità si aggiungeva Quota 100 con circa 110mila uscite l’anno (347mila uscite dal 2019 ad agosto 2021) per circa 150mila uscite complessive prima dei 67 anni, escluse quelle con 42 anni e 10 mesi di contributi indipendenti dall’età. Ecco in sintesi le misure che dovrebbero essere in vigore il prossimo anno:

Per l’Ape sociale è stato annunciato una proroga per un anno con un allargamento delle attività gravose, ma con la certificazione di mansione difficoltosa sono uscite al momento poco più di 20mila persone dal 2017 a fronte di 127mila uscite tra Ape sociale e accesso alla pensione per i lavoratori precoci forse soprattutto a causa della richiesta di 36 anni di contributi con gli ultimi concentrati sulle attività gravose.

L’anno prossimo poi dovrebbero arrivare ad accedere alla misura coloro che compiranno 63 anni quindi coloro che avendo almeno 38 anni di contributi nel 2021 avrebbero già potuto andare in pensione con Quota 100. Potranno invece usufruire della misura introdotta nel 2017 per i lavoratori in difficoltà coloro che raggiungono i 63 anni (nati nel 1959 o prima) con meno di 38 anni di contributi ma almeno 30 se si è disoccupati e si è esaurita la Naspi da almeno tre mesi o 36 se si chiede il sussidio per aver svolto un’attività faticosa. Nel 2020 sono state accolte nel complesso 11.250 domande per l’Ape sociale e 13.150 per l’accesso alla pensione dei lavoratori precoci in difficoltà quindi se si confermasse questo andamento potrebbero usufruire della proroga di un anno poco meno di 25mila lavoratori nel complesso.

Il Governo punta poi a prorogare Opzione donna ovvero la possibilità per le lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni e le autonome con almeno 59 con almeno 35 di contributi versati di andare in pensione una volta decorso un anno di finestra mobile (18 mesi le autonome). In questo caso il calcolo della pensione è interamente contributivo. Dovrebbero rientrare le dipendenti nate nel 1963 (che hanno compiuto 58 anni nei 2021) e le autonome nate nel 1962. Secondo dati Inps sono uscite nel 2021 grazie a Opzione donna circa 17.500 lavoratrici.

 

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