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‘Ndrangheta. Il boss Grande Aracri, soprannominato “mano di gomma”, collabora con la giustizia

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AgenPress – Nicolino Grande Aracri, boss della ‘ndrangheta già condannato a diversi ergastoli, ha iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia. A dare la notizia, confermata anche da ambienti giudiziari, è  Il Quotidiano del Sud.

Nicolino Grande Aracri 62 anni, è anche soprannominato “mano di gomma” ed è da anni recluso nel carcere milanese di Opera dove sta scontando un ergastolo, ormai divenuto definitivo con sentenza della Cassazione del giugno 2019, che gli è stato inflitto nell’ambito del processo Kiterion per l’omicidio del vecchio capobastone di Cutro, Antonio Dragone, avvenuto nel 2004 nelle campagne del Crotonese, del quale Nicolino Grande Aracri era stato il braccio destro. A carico di “mano di gomma” ci sono però anche altri delitti, molti dei quali commessi nella vera e propria faida proprio con il clan Dragone, una guerra tra clan che lasciò una scia di sangue tra Calabrie ed Emilia Romagna.

Il boss  ha sempre cercato di portare avanti è stato quello di avvicinare e legare a se quelli che definitiva “i cristiani buoni”, vale a dire colletti bianchi, professionisti, imprenditori, meglio se con addentellati nella massoneria.

Il suo clan, soprattutto in Emilia Romagna, è considerato egemone e ben radicato in almeno 4 province, come dimostrato anche nel corso del processo “Aemilia”: affiliati sono presenti a Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza, e le loro ingerenze sono state ampiamente documentate in tutti i settori dell’economia criminale, dagli appalti al gioco d’azzardo, passando ovviamente per la droga e le grandi speculazioni immobiliari.

 

 

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