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Omicidio Sacchi. Nello zaino della fidanzata 2mila euro in contanti, forse per procurare droga

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Agenpress – Le indagini sull’omicidio di Luca Sacchi, ucciso a Roma in un tentativo di rapina legato ad una compravendita di droga, hanno rivelato che Anastasia, la fidanzata del giovane, aveva chiesto a Valerio Del Grosso e Paolo Pirino (poi arrestati) di procurare alcune dosi.

Quella sera, infatti,  Luca Sacchi e la sua fidanzata ungherese Anastasia Kylrmnyk, volevano acquistare della droga e per questo si sarebbero avvicinati ai due sospettati e avrebbero mostrato loro il denaro contenuto nello zaino della ragazza. I due 21enni, quindi, sarebbero poi tornati indietro con la droga ma, armati di pistola, avrebbero tentato di rubare lo zainetto colpendo con una mazza da baseball Anastasia. È a quel punto che Luca avrebbe reagito, forte delle sue doti di lottatore. Poi, il colpo di pistola alla nuca che lo ha ucciso.

Una ricostruzione che per la fidanzata di Luca non è veritiera. “Non eravamo lì per quello che dicono. Luca era lì per guardare il fratellino piccolo che si trovava nel pub – dice Anastasia al Tg1 -. Luca non ha mai incontrato gli spacciatori. Non ho visto e sentito nulla. Ho sentito solo la voce di un ragazzo romano e giovane. Mi ha detto ‘damme sto zaino’. E Luca mi ha protetto come ha sempre fatto: l’ha messo a terra e forse per questo si sono spaventati. Mi ha protetto come sempre fatto”.

E’ stata la quantità di soldi che la ragazza aveva nello zaino a spingere i due a scipparla. “Due mazzette da 20 e da 50 euro”, riferisce un testimone, per un totale di oltre 2mila euro.

Il testimone, una sorta di “mediatore” di Del Grosso, racconta poi come, nelle fasi precedenti il delitto, si sia recato al parco della Caffarella con altre due persone “alle 21:30 del 23 ottobre incontrandone una terza, già a lui nota, al quale si presentava come inviato di Valerio”. Doveva verificare, per conto di Del Grosso “se persone in zona Tuscolana avessero il denaro per acquistare come convenuto merce”.

Insomma dalle testimonianze emerge che i due pusher avevano una “rete”, almeno tre emissari, ed erano organizzati. Emerge la possibilità che fossero stati “contattati” per l’acquisto di droga. Ed emerge che i fermati avevano complici tali, secondo la procura, da poter consentire loro una fuga. Da qui la necessità del fermo.

 

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