Pandemia: a rischio nel 2021 circa 460.000 piccole e medie imprese

AgenPress. A rischio per la pandemia nel 2021 circa 460.000 piccole e medie imprese (Pmi) e un giro d’affari di “80 miliardi e quasi un milione di posti di lavoro”.
Lo sostiene il II Barometro Censis-commercialisti, focalizzando l’indagine sulle realtà con meno di 10 addetti e sotto i 500.000 euro di fatturato, spiegando che sono in particolare crisi l’11,5% del totale.
Nel contempo la Banca centrale europea spiega che “la ripresa economica dell’area dell’euro perde slancio più rapidamente delle attese, dopo il forte, benché parziale e disomogeneo, recupero dell’attività economica nei mesi estivi”.
Per la Bce “l’incremento dei casi di Covid-19 e il connesso inasprimento delle misure di contenimento pesano sull’attività, provocando un evidente deterioramento delle prospettive a breve termine”. La Bce quindi si dice “pronta a ricalibrare i suoi strumenti”.
Per il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, serve equilibrio “perché con il virus dovremo convivere fino al vaccino. Dovremo mettere in atto tutte quelle precauzioni che consentano lo svolgimento di una quasi normale vita e soprattutto di una quasi vita economica perché è fuor di dubbio che le due emergenze si sommino; direi una terza emergenza, poi, l’emergenza sanitaria è sicuramente la principale ma l’emergenza economica è lì vicino come necessità e come preoccupazione, e la terza emergenza è l’emergenza della tenuta della gente, della tenta psicologica della gente. Io capisco che in questo momento ci sia un pochino in più di stanchezza rispetto a marzo, a marzo c’era più determinazione, il ritorno del virus dopo che si era pensato che fosse quasi definitivamente debellato lascia sicuramente dei segni”.
“Noi innanzitutto dobbiamo chiedere allo Stato ristori immediati ed efficienti – aggiunge Fontana – come Regione presto dovremo riuscire ad emanare un provvedimento anche da parte nostra per dare una mano a quelle attività che con la nostra ordinanza siamo andati a toccare”.
Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, evidenzia come il Governo abbia “cercato di affrontare la crisi economica immediata rispetto alle chiusure sia della prima fase che della seconda: ad esempio, del fondo perduto, spesso denigrato, abbiamo già erogato oltre 1 miliardo soltanto dell’ultima tranche del decreto ristori del 28 ottobre, quindi a distanza di 12 giorni abbiamo erogato oltre un miliardo di contributi a fondo perduto”.
“Il decreto che ha istituito il fondo perduto per la prima volta ha erogato 6,685 miliardi. Abbiamo previsto altri 2,2 miliardi col decreto ristori e quasi un miliardo col decreto ristori 2”, spiega sempre Patuanelli, che annuncia la volontà del Governo di “sostenere la necessità di un prolungamento della misura”.
“Sulle proposte di ampliamento – aggiunge il ministro dello Sviluppo economico – ritengo che possano essere introdotti nuovi interventi che possono essere anche trainanti. Ritengo che la risorsa idrica sia da tutelare, ritengo più difficile il ragionamento sul dissesto idrogeologico. E’ chiaro che aprire anche ad altre categorie è un ragionamento che dobbiamo fare, nella consapevolezza che è uno strumento che drena risorse e quindi bisogna mirarlo rispetto ad altre forme incentivanti come il turismo che ha già altri strumenti”.
L’Ocse indica che il reddito reale delle famiglie è continuato a calare nel secondo trimestre 2020 in Germania (-1,2%), Francia (-2,3%), Regno Unito (-3,4%) e Italia (-7,2%), dopo cali più moderati (di -1% o meno) nel trimestre precedente.
Altro dato è relativo alla produzione industriale: a settembre è scesa di 0,4% nella zona euro ed è rimasta invariata nella Ue-27 rispetto al mese precedente. Eurostat segnala anche che in Italia si registra il calo maggiore d’Europa: -5,6%.
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