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Pandemia: attenzione su mutazioni del virus

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AgenPress. “Stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio”. Il ministero della Salute evidenzia che bisogna monitorare gli effetti delle nuove varianti del virus Covid, dall’inglese alla brasiliana che “presentano diverse mutazioni nella proteina spike, non dovrebbero in teoria causare problemi ai test antigenici, in quanto questi rilevano la proteina N”.
Il Ministero della Salute interviene così sui test antigenici rapidi alla luce della circolazione delle nuove varianti del virus, si spiega che “è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di COVID-19”.
Si rileva comunque che “in caso di mancata pronta disponibilità di test molecolari, o in condizioni d’urgenza determinate dalla necessità di prendere decisioni di sanità pubblica in tempi rapidi, si può ricorrere per la conferma a test antigenici, quali appunto i test antigenici non rapidi (di laboratorio), i test antigenici rapidi con lettura in fluorescenza e quelli basati su microfluidica con lettura in fluorescenza, che rispondano alle caratteristiche di sensibilità e specificità minime”.
La variante inglese del Covid 19 è sempre più diffusa in Italia. E’ stata inoltre pubblicata dall’Istituto superiore di sanità la relazione tecnica della prima indagine sulla variante inglese del virus SARS-CoV-2.
In Italia, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania è sopra il 20%), c’è una circolazione sostenuta della variante, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi.
A livello nazionale la stima di prevalenza della cosiddetta “variante inglese” del virus Sars-CoV-2 è pari a 17,8%.  Sono questi i risultati preliminari della ‘flash survey’ condotta dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali.
“L’Europa deve accelerare dinanzi alle mutazioni del virus”, dichiara il presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, annunciando un nuovo programma di “ricerca comune”.
Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, afferma che “sulle varianti del virus dobbiamo fare molta attenzione e questa cosa ci preoccupa molto. La variante inglese pesa per il 18% sui contagiati veneti, poi c’è la brasiliana e sudafricana. Già a dicembre noi avevamo isolato quella inglese in Veneto”.
Nella regione Lazio “si è cominciata ad affacciare, con una presenza non importante come in altre regioni, la cosiddetta variante inglese. Allo stato attuale bisogna mantenere ancora alta l’attenzione rispetto alla circolazione del virus, seppure alcuni indicatori siano in lieve diminuzione”, dichiara l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato.
Il numero dei casi di contagio da Covid-19 nel mondo è diminuito per la quinta settimana consecutiva e dall’inizio dell’anno il bilancio settimanale delle infezioni si è quasi dimezzato: lo ha reso noto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. I casi settimanali sono passati da oltre cinque milioni nel periodo 4-10 gennaio a 2,6 milioni nel periodo 8-14 febbraio. Il bilancio dei morti a livello globale ha superato quota 2,4 milioni, secondo i dati della Johns Hopkins University. Attualmente i decessi causati dal virus nel mondo sono 2.407.869 su un totale di 109.155.627 casi.
Eurostat, l’ufficio statistico europeo, fa sapere che in Italia il tasso di mortalità è aumentato di quasi il 50% in primavera e a novembre 2020 rispetto agli stessi periodi del 2016-19. I dati sono stati raccolti sull’incremento della mortalità in Europa tra marzo e novembre dello scorso anno. L’Ue ha raggiunto un primo picco in aprile (più 25%), quando Spagna (79,4%), Belgio (73,9%) e Olanda (53,5%) sono risultati i Paesi più colpiti. L’Italia ha raggiunto i suoi livelli massimi in marzo (più 49,4%), aprile (41%) e novembre (49,5%). Nell’Ue tra marzo e novembre 2020 si sono registrati oltre 450mila decessi in più.
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