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Parrini (PD): “Stop ai transfughi in Parlamento. Oltre 200 cambi di casacca in questa legislatura”

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AgenPress. Dario Parrini, senatore del Pd, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

“I cambi di casacca in questa legislatura sono stati oltre 200, il gruppo Misto oggi supera di gran lunga in dimensioni il PD –ha affermato Parrini-. Questi sono fatti che mortificano e umiliano la centralità del Parlamento e sono colpi alla sovranità dei cittadini, che eleggono delle persone per rappresentarli.

E’ vero che la Costituzione vieta il mandato imperativo, nessuno vuole ripristinarlo, però bisogna porre un argine ai fenomeni di trasformismo e di calpestamento della delega dei cittadini. Siamo intervenuti con una proposta di riforma dei regolamenti di Camera e Senato che ci auguriamo possa avere un’ampia maggioranza, siamo pronti al dialogo con tutte le forze politiche, anche perché questa non è una situazione che riguarda solo il PD. Se si lavora per rafforzare la centralità del Parlamento e la sua efficienza, questa stortura va corretta.

Abbiamo deciso di creare un deterrente all’abbandono del gruppo con cui si viene eletti: se uno lascia il suo gruppo parlamentare non passa al Misto ma finisce nel contenitore dei non iscritti, che esiste anche nel Parlamento europeo. In quel contenitore il parlamentare non perde alcuni diritti di base, ma non può portarsi dietro risorse economiche e organizzative come invece avviene se passa al Misto.

Dobbiamo curare i mali della nostra democrazia e uno di questi mali è l’eccessiva disinvoltura con cui si cambia partito. Nel Pd c’è stata la scissione con 17 parlamentari che sono passati ad Italia viva, c’è stato uno che si è fatto eleggere al Parlamento europeo col Pd e poi ha creato un suo partito. Nessuno perde il seggio parlamentare in relazione alle proprie idee, su questo nessuno discute, chi però decide di voler uscire dal partito con cui è stato eletto deve andare tra i non iscritti”.

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