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Recovery fund. Battaglia sugli aiuti al vertice Ue. Conte, “Europa sotto ricatto dei paesi frugali”

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AgenPress – Il premier Giuseppe Conte dice no al veto di un singolo Stato sui fondi agli altri paesi, appellabile anche davanti alla Corte di giustizia Ue. “L’Europa è sotto ricatto dei paesi frugali”,  più riottosi ad accettare l’impianto prima proposto dalla Commissione europea e poi confermato con qualche cambiamento dal presidente Charles Michel vogliono ottenere nuovi miglioramenti. Michel ha proposto, infatti,  un compromesso che prevede una riduzione di circa 50 miliardi delle sovvenzioni a fondo perduto (da 500 a 450 miliardi, mentre i Paesi frugali ne proporrebbero 150), e un rafforzamento di 15 miliardi dei prestiti.

Il premier olandese Mark Rutte che continua ad insistere sulla necessità di poter esprimere eventuali preoccupazioni sull’attuazione dei piani di riforma nazionali, e come estremo rimedio bloccare tutto.

L’Italia propone una maggioranza qualificata per il via libera ai fondi Inaccettabile per Giuseppe Conte e per lo spagnolo Pedro Sanchez, che tra venerdì e sabato non hanno mancato di confrontarsi duramente con il leader dei Paesi Bassi, respingendo l’ipotesi di un voto all’unanimità del Consiglio per il via libera agli esborsi ma anche del “super freno di emergenza”, parte della nuova proposta complessiva messa sul tavolo in mattinata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Il governo italiano ha avanzato una modifica il meccanismo che può bloccare l’erogazione in fase di attuazione dei fondi del Recovery Fund. La proposta prevede che le decisioni vengano prese “a maggioranza qualificata e non all’unanimità”.

Anche se è attesa una nuova proposta, per ora la base del negoziato lascia intatto l’ammontare totale del Recovery Fund a 750 miliardi. E’ cambiato però l’equilibrio tra i sussidi, scesi a 450 miliardi (dai 500 della precedente proposta), ed i prestiti, ora a 300 miliardi (da 250). Nonostante la sforbiciata ai trasferimenti a fondo perduto, tuttavia, è stata rafforzata di 15 miliardi la Resilience Recovery Facility (RRF) – il vero cuore del Fondo di rilancio che prevede allocazioni dirette ai Paesi secondo precisi parametri – aumentate da 310 miliardi a 325. Tra sussidi e prestiti, una dotazione da 625 miliardi di euro.

Il taglio ha riguardato invece la parte di sovvenzioni spacchettate tra i programmi. La vittima sacrificale è stato il Solvency Support Instrument (nella proposta precedente dotato di 26 miliardi). Il fondo a sostegno delle aziende entrate in crisi a causa della pandemia è stato azzerato. A farne le spese anche varie altre voci, dal supplemento a sostegno della ricerca Horizon Europe al Fondo agricolo per lo sviluppo. Intatti invece il Just Transition Fund, la dotazione integrativa per finanziare azioni di sostegno per i territori pù’ in difficolta’ sulla transizione ecologica (30 miliardi), su cui l’Italia punta ad esempio per l’Ilva, e RescuEu, la dotazione della Protezione civile rimasta invariata, con due miliardi di sussidi.

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