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Referendum. Direzione PD, ok taglio parlamentari. Al governo solo se fa cose utili

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AgenPress –  La direzione del Pd ha approvato la proposta del segretario Nicola Zingaretti per il sì al referendum costituzionale. I voti favorevoli sono stati 188, i contrari 18, gli astenuti 8 mentre in 11 non hanno partecipato al voto. Separatamente è stata votata la relazione di Zingaretti: 213 hanno votato a favore, uno si è astenuto e 6 non hanno preso parte al voto.

“Il segretario ha fatto un’ottima relazione che io ho condiviso. Se volete sapere la mia posizione sul referendum io penso che sarebbe giusto votare no”, ha detto il  senatore dem, Luigi Zanda, mentre lasciava la sede del Pd del Nazareno.  “Per quel che riguarda la tenuta del Governo ha detto bene Zingaretti”.

Sì al taglio dei parlamentari. Nella relazione alla direzione dem, il segretario ha sottolineato più volte come si tratti di tre passaggi determinanti per il futuro del Paese, davanti le quali occorre concretezza: “Abbiamo davanti a noi giornate cruciali, servono concretezza e realismo. Le nostre scelte peseranno sull’avvenire delle nuove generazioni”.

E qui Zingaretti infila una considerazione che suona come un avvertimento: “Il Pd sostiene il  governo finché questo farà le cose che servono al Paese. Ma se la situazione della Repubblica dovesse peggiorare, l’impegno del Pd sarebbe inutile”.

Al momento, aggiunge, non sembra che si vada in questa direzione. “Abbiamo una occasione storica per modernizzare il Paese e affrontare i problemi strutturali. Come Pd  abbiamo reagito con tutte le nostre forze per questo risultato: anche i M5s erano fino a un anno fa tra gli euroscettici. Iniziamo quindi dal lavoro fatto, partiamo e pensiamo ora  alle prove che ci attendono sapendo che non possiamo sbagliare. Non è in gioco una alleanza di governo, non è in gioco il pd, ma è in gioco la tenuta del Paese nei prossimi  anni”.

Gli alleati, tuttavia, sono avvertiti. Il segretario dem rivendica la scelta, compiuta 12 mesi fa fa, di dare vita all’esecutivo, soprattutto alla luce della gestione  dell’epidemia e  dei risultati ottenuti in Europa. “Abbiamo dovuto pagare un prezzo nel nome della salvezza della repubblica, senza questo governo non avremmo potuto affrontare la pandemia. Il populismo, il nazionalismo, una volta andati al governo generano problemi anzichè soluzioni, come si vede in altre parti del mondo. Oggi abbiamo un orizzonte diverso rispetto a un anno fa, l’Italia guida il rinnovamento dell’Europa, dall’altra parte c’era chi lavorava a una Italexit. Ma attenzione: c’è ancora un consenso forte, roccioso”.

Fatti che rendono, per Zingaretti, ancora più incomprensibile i ‘niet’ arrivati dagli alleati sulla proposta dem di alleanze in tutte le Regioni. A due settimane dal voto, però, è inutile se non dannoso continuare a recriminare. L’appello di Zingaretti, allora, si sposta dai partiti agli elettori.

“Nessun candidato al di fuori delle alleanze che abbiamo costruito noi ha la minima possibilità di affermarsi. Per questo dobbiamo unire un elettorato che se è unito vince, se è diviso perde”, afferma Zingaretti che, sul tema delle regionali, risponde anche a Matteo Salvini. “Ho letto che a destra c’è chi, sognando, parla di un 7-0″ alle Regionali.

Il Pd lo impedirà, il nostro elettorato è già più unito del gruppo dirigente”, assicura. Dalle regionali al referendum: due partite strettamente connesse, come anche quella tutta parlamentare delle riforme. Zingaretti invita a riflettere sul fatto che il Sì non debba essere motivato dai risparmi che esso comporterebbe per i conti pubblici, quanto dal percorso di riforme che esso aprirebbe.

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