Libano. Due esplosioni al porto di Beirut: decine di morti e migliaia di feriti, tra cui due militari italiani

364

AgenPress – Due potenti esplosioni hanno scosso il porto di Beirut, in Libano. Il ministro della Salute libanese parla di “27 morti e 2.500 di feriti”. Le deflagrazioni, che hanno danneggiato edifici e frantumato i vetri delle finestre, causate da un incendio in una fabbrica di fuochi d’artificio, sono dovute forse a “materiali esplosivi confiscati”. Feriti anche due militari italiani. Il governatore Marwan Aboud: “Sembrava Hiroshima. E’ un disastro nazionale”

Le esplosioni  potrebbero essere state quindi causate da sostanze chimiche altamente esplosive sequestrate “anni fa”,  ha detto il ministro dell’Interno, Mohammad Fahmi, durante la visita al porto con il premier Hassan Diab. “Dobbiamo attendere le indagini per conoscere la causa dell’esplosione, ma una prima spiegazione porta a sostanze altamente esplosive sequestrate anni fa ed esplose nel deposito 12 del porto”.

Sul posto molte persone rimaste ferite nelle due esplosioni stanno camminando in direzione degli ospedali della città. Nel distretto di Achrafieh, i feriti si dirigono al nosocomio Hetel Dieu. Quasi tutte le vetrine dei quartieri di Hamra, Badaro e Hazmieh, nella parte orientale di Beirut, sono state distrutte, così come le finestre delle auto che sono state abbandonate per le strade con gli airbag gonfiati.

La Croce rossa libanese ha precisato che sono “più di 30 le nostre squadre che stanno rispondendo all’esplosione”. Sul proprio account Twitter ha lanciato un appello perché siano lasciate libere le strade per il passaggio delle ambulanze. Secondo quanto riferisce su Twitter la corrispondente del quotidiano emiratino The National, Joyce Karam, una delle due deflagrazioni avrebbe avuto luogo nelle vicinanze della residenza dell’ex primo ministro Saad Hariri.  Il presidente Michel Aoun ha convocato per questa sera una “riunione urgente” del consiglio superiore della Difesa.

Fonti politiche israeliane hanno affermato che “Israele non è coinvolto” nell’esplosione. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi e l’ambasciata in Libano, si è attivata per prestare ogni possibile assistenza ai  connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione. Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri.

Diversi media ricordano che il Tribunale speciale dell’Onu sull’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri – padre di Saad – debba a breve emettere il suo verdetto. I quattro imputati, in contumacia, sono membri delle  milizie sciite filo iraniane di Hezbollah, che hanno sempre negato di  avere avuto un ruolo nella morte dell’ex premier. Poco prima, sempre a Beirut, erano scoppiati scontri tra le forze di sicurezza libanesi e i manifestanti scesi in piazza nei pressi del ministero dell’Energia per protestare contro le interruzioni di energia elettrica che possono durare fino a 20 ore.

Stando a quanto riportato dai media libanesi, i dimostranti hanno marciato verso il ministero per protestare contro la “corruzione e anni di malgoverno” e gli scontri sono scoppiati quando gli agenti hanno cercato di allontanarli. Il Libano sta attraversando la peggiore crisi economica dai tempi della guerra civile. Ieri, il ministro degli Esteri Nassif Hitti si è dimesso ammonendo sul rischio che il Paese stia diventando “uno Stato fallito”, deplorando “l’assenza di una reale volontà di intraprendere una riforma strutturale e totale, necessaria e richiesta dalla nostra società e dalla comunità internazionale”. Hitti era membro del governo nato alla fine di gennaio, dopo le dimissioni di Saad Hariri e del suo esecutivo causate dalle proteste di piazza.