Giappone. Il premier Shinzo Abe si dimette “per questioni di salute”

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AgenPress – “Il mio attuale stato di salute, a seguito dei recenti controlli, non mi consente di concentrarmi sulle questioni più importanti che riguardano il governo, ed è il motivo per cui intendo farmi da parte”.

Lo ha detto il premier giapponese Shinzo Abe confermando l’intenzione di dimettersi a causa del deteriorarsi delle sue condizioni di salute, per via della colite ulcerosa di cui soffre da tempo.

La notizia anticipata dalla tv pubblica NHK è stata confermata poco dopo. Abe, affetto da una rettocolite ulcerosa che lo aveva già costretto alle dimissioni nel 2005-2006, da alcuni giorni era rientrato in ospedale per controlli medici.

Ricoverato due volte in questa settimana, una per otto ore, è stato impossibile per i funzionari del partito liberaldemocratico al governo (LDP) fermare le voci e le speculazioni sul suo stato di salute e arginare i sospetti secondo cui Abe non sarebbe arrivato a terminare il proprio mandato, previsto per settembre 2021. La notizia delle dimissioni ha gettato in ribasso la Borsa di Tokyo.

Quattro giorni fa era diventato il primo ministro più lungamente in carica della storia del Giappone: quasi otto anni consecutivi. Il suo mandato sarebbe terminato nel settembre del 2021.

Abe – nipote di un ex primo ministro accusato di crimini di guerra e figlio di un ex ministro degli Esteri – fa parte del partito di centrodestra dei Liberal Democratici giapponesi. Governò una prima volta tra il 2006 e il 2007 e poi ininterrottamente dal 2012 a oggi. Il suo potere politico raggiunse il culmine nel 2017 con una vittoria elettorale che diede al suo partito i due terzi dei seggi del Parlamento.

Durante il suo governo si è occupato della ripresa e della ricostruzione del paese dopo lo tsunami del 2011, ha stretto un buon rapporto con il presidente americano Donald Trump e ha avviato un progetto di riforme economiche, il cosiddetto Abenomics, sul fronte monetario, di politica fiscale e di sostegno alle imprese, che prevedeva una serie di liberalizzazioni e un’ampia concessione di credito per rilanciare i consumi e aumentare l’inflazione.