Usa. Firmati gli Accordi di Abramo tra Israele, Emirati e Bahrein. Trump: “Giorno storico”

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Agenpress – Si chiamano Accordi di Abramo lo storico patto sul Medio Oriente siglato a Washington tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein sotto l’egida di Donald Trump. “Dopo decenni di violenze gli Accordi di Abramo segnano “l’alba di un nuovo Medio Oriente grazie al coraggio dei leader visionari di questi tre Paesi”, ha detto il presidente Usa.

I documenti sono stati firmati in tre copie: in inglese, ebraico e arabo. “Storico giorno per la pace in un nuovo Medio Oriente“, ha commento il presidente americano. Intanto da Gaza sono stati lanciati razzi verso le città israeliane di Ashkelo e Ashodod.

A rappresentare Israele è stato il premier Benjamin Netanyahu, mentre per Emirati e Bahrein hanno firmato i ministri degli Esteri Abdullah bin Zayed Al Nahyan e Khalid bin Ahmed bin Mohammed Al Khalifa.

“Siamo qui per cambiare il corso della storia, è l’alba di un nuovo Medio Oriente”, ha sottolineato Trump dal balcone della Casa Bianca, dove si è mostrato con Netanyahu e i ministri degli altri due Paesi. Il tycoon ha annunciato nuovi “trattati di pace” nei prossimi mesi con cinque-sei Paesi del Medio Oriente, rivelando inoltre che i tre Stati firmatari apriranno ambasciate nei rispettivi territori e aumenteranno la cooperazione. “Lavoreranno insieme, sono amici”. L’accordo pone le basi per la pace nella regione, “qualcosa che nessuno pensava possibile, non in questi giorni, in questi tempi”.

Gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein infrangono così un tabù firmando a Washington la normalizzazione dei rapporti con Israele, mentre prosegue il riallineamento strategico dei Paesi mediorientali in chiave anti-iraniana, accettando di porre fine a decenni di ostilità diplomatica con Israele a causa dell’irrisolto conflitto palestinese.

 Per le parti in causa il nodo principale degli accordi riguarda la sovranità di Israele sulla Cisgiordania. L’annessione di una porzione di quest’ultima (le colonie israeliane costruite dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967) era balzato agli onori delle cronache in Israele a partire da giugno. Il premier Netanyahu aveva infatti promesso che a partire dal mese successivo avrebbe annesso parzialmente il territorio che la comunità internazionale attribuisce al futuro Stato palestinese, ma che lo Stato ebraico occupa da più di mezzo secolo.

 “Non ci sarà pace, sicurezza o stabilità  nella regione senza la fine dell’occupazione e il raggiungimento per il popolo palestinese dei suoi pieni diritti come stabilito dalle legittime risoluzioni internazionali”. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen. L’accordo, ha sottolineato, “non permetterà di raggiungere la pace finché gli Usa e l’occupazione israeliana non riconosceranno il diritto del popolo palestinese ad uno Stato indipendente”.