Roma. Fatebenefratelli, intelligenza artificiale e TMS contro l’alzheimer

L’individuazione di 3 sottotipi nel nuovo laboratorio di neuroinformatica. Uno studio mostra l'efficacia della stimolazione magnetica transcranica

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AgenPress – L’IRCCS Centro San Giovanni Di Dio Fatebenefratelli si è dotato di un laboratorio di neuroinformatica dove si possono identificare i sottotipi di Alzheimer mediante l’intelligenza artificiale: è una nuova frontiera per la scienza oltre all’approccio statistico classico, un segno positivo in questa giornata mondiale Alzheimer (21 settembre). «Combinando i biomarcatori di immagine (MRI/PET) e l’algoritmo di Machine Learning SuStaIn, sviluppato nel progetto EuroPOND (EuroPOND | European Progression Of Neurological Disease Initiative), sono stati ottenuti importanti risultati che hanno portato ad identificare 3 sottotipi di malattia: il primo, che rappresenta la classica manifestazione di Alzheimer, con l’atrofia che si estende a partire dall’ippocampo lungo tutto il cervello; il secondo sottotipo con atrofia iniziale delle regioni limbiche, che interessa il talamo e il globo pallido; infine, un sottotipo meno comune, che si identifica con l’atrofia del nucleo accumbens e dei ventricoli» spiega Alberto Redolfi, responsabile del laboratorio di neuroinformatica.

Questi studi si interfacciano con la ricerca neurofisiologica, che a Brescia ha una lunga tradizione. In questo momento, si lavora molto sui marcatori neurofisiologici, che consentono di avere un riscontro sulle connessioni tra regioni cerebrali nei pazienti «Questi marcatori neurofisiologici si ottengono combinando l’elettroencefalogramma e la stimolazione magnetica transcranica (TMS), e rispetto all’utilizzo di metodiche di neuroimmagine, come la risonanza magnetica o la pet, sono meno costosi e tracciano una mappatura continua dell’attività dei neuroni.

Tuttavia, questi marcatori non sono ancora entrati nella routine clinica. Il loro impiego potrebbe aiutare a spiegare cosa succede alle connessioni del cervello quando si somministrano degli interventi riabilitativi, come il trattamento con TMS ripetitiva» dichiara Debora Brignani, responsabile del laboratorio di neurofisiologia dell’istituto bresciano. Proprio sulla TMS l’IRCCS ha appena partecipato ad uno studio che dimostra una maggiore efficacia del trattamento quando si interviene sulle regioni cerebrali compromesse nelle fasi precoci della malattia.