Rotondi (DCR): “Lego la rinascita della DC al futuro della Meloni”

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AgenPress. Il governo fa bene il suo mestiere, ma a metà legislatura il centrodestra deve darsi un assetto e una rotta aggiornata. Sembra che sia una mia fissazione, e di pochi altri, e invece è un tema di straordinaria importanza per l’assetto definitivo del sistema politico, e per il futuro della stessa Giorgia Meloni. Perché lego la rinascita della DC al futuro della Meloni.

Il comportamento elettorale dei democristiani, dopo la fine del partito, ha votato per il centrodestra di Berlusconi, tranne una piccola parte che ha seguito la classe dirigente della sinistra DC nel Partito Democratico.

Dopo Berlusconi, i democristiani hanno scelto la Meloni. Lo dicono le statistiche e i sondaggi. Io sono nel mirino dei poteri forti- acciaccati ma ancora forti– della sinistra DC: per loro io sono il traditore che ha portato le insegne democristiane prima a Berlusconi e poi alla Meloni, come se fosse stato obbligatorio invece consegnarli all’avversario storico, contro cui la DC  si è sempre battuta. Ho spalle larghe per reggere la sfida, ma vorrei osservare che la DC di Rotondi prende mediamente l’un per cento dei voti, e alla Meloni i voti dei democristiani non li ho portati solo io, ma la maggior parte l’ha votata di testa propria.

Ed ecco perché la ricostruzione della DC è un tema che si intreccia col futuro della Meloni. Giorgia ha vinto perché ha persuaso un elettorato che chiamiamo democristiano, ma che potrebbe definirsi anche berlusconiano o moderato o comunque non di destra.

La DC di Rotondi vuole che accada ciò che la sinistra teme, ossia la stabilizzazione del consenso di Giorgia Meloni in un progetto di lungo periodo, al quale la cultura e la militanza democristiana debbono concorrere. Se una posizione di centro deve crescere al di fuori della lista del premier, potrà farlo solo in contestazione, e questo chiede Forza Italia a Tajani, che fin qui è stato bravissimo a contemperare lealtà di governo e bisogno di protagonismo del suo partito.

Anche a noi democristiani si chiede di dar vita a qualcosa di più dei nostri cespugli. È cosa buona e giusta per la coalizione, che abbisogna della storica quarta gamba democristiana, sempre presente nel centrodestra dal 1994 in poi.

Penso però che tale scommessa sia velleitaria se non si coniuga con la missione di concorrere a far crescere la leadership di Giorgia Meloni nel Paese.

Se questa nostra opera debba svolgersi dentro, fuori o in competizione con Fdi, direi che è una questione relativa. Penso invece che la connessione tra Giorgia e la DC sia una polizza assicurativa per entrambi, ma soprattutto una buona notizia per il Paese e per la stabilizzazione del nostro sistema politico.

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