Sequestro di Cristina Mazzotti: fermato un condannato all’ergastolo, era coinvolto nell’inchiesta “Doppia Curva”

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AgenPress. Nella notte tra venerdì e sabato, gli agenti della Squadra Mobile di Milano hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto nei confronti di Giuseppe Calabrò, 74 anni, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio aggravato di Cristina Mazzotti, la giovane sequestrata e uccisa oltre 50 anni fa.

Calabrò era a piede libero nonostante la sentenza della Corte d’Assise di Como del 4 febbraio scorso che lo condannava, insieme a Demetrio Latella, per il concorso nell’omicidio volontario aggravato della 18enne rapita il 30 giugno 1975 a Eupilio (Como) e ritrovata morta in una discarica di Galliate (Novara).

Il fermo è stato disposto dai pubblici ministeri Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola per il concreto rischio di fuga da parte di Giuseppe Calabrò, come evidenziato nel provvedimento degli inquirenti.

Dalle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta “Doppia Curva” — che ha svelato ramificazioni della criminalità organizzata nel tifo ultras di Inter e Milan — è emerso che Giuseppe Calabrò vantava ancora forti legami con esponenti di spicco della criminalità calabrese, potendo così contare su appoggi logistici e patrimoniali che ne agevolerebbero una possibile latitanza.

Nel provvedimento si è anche sottolineato che l’uomo aveva prenotato un volo da Milano per Reggio Calabria il giorno successivo all’arresto, rafforzando il timore degli inquirenti sulla possibilità che tentasse di sottrarsi alla giustizia.

La storia di Cristina Mazzotti è uno dei capitoli più tragici della cronaca italiana del secolo scorso. La ragazza di 18 anni fu sequestrata dai rapitori di ‘ndrangheta mentre tornava a casa in auto la sera del 30 giugno 1975 e fu tenuta prigioniera per 28 giorni in una fossa scavata nel terreno, priva di adeguata aerazione e spazio vitale, dopodiché morì in condizioni drammatiche.

Dopo decenni di indagini e un processo riaperto grazie a nuove tecnologie investigative e alla perseveranza della famiglia, nel 2026 la Corte d’Assise ha finalmente inflitto due condanne all’ergastolo (per Calabrò e Latella) per l’omicidio aggravato, mentre il reato di sequestro di persona è stato dichiarato estinto per prescrizione e un terzo imputato, Antonio Talia, è stato assolto per non aver commesso il fatto.

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